Il calvario di Berrettini: Wawrinka lo spinge al quinto set

Nel tempio del tennis mondiale risuona ancora l'eco di una sfida che resterà scolpita nella memoria di chi l'ha vissuta, un vero e proprio capolavoro di resistenza e determinazione. Sul campo numero uno di Wimbledon, Matteo Berrettini ha dovuto scavare nel profondo delle proprie risorse mentali e fisiche per avere ragione di Stan Wawrinka in una partita che ha oltrepassato le quattro ore di gioco, culminando con un risultato straordinario: 6-7, 7-6, 7-6, 7-6. Quattro set consecutivi risolti al tiebreak, un'anomalia statistica che rende questo match un episodio raro e affascinante nel panorama tennistico contemporaneo, dove il servizio ha regnato incontrastato e il talento si è misurato contro la tenacia.
Il predominio del servizio e la rarità dei break
Ciò che emerge come elemento dominante in questa sfida non è tanto la brillantezza dei colpi o i momenti di pura classe tennistica, bensì la straordinaria solidità dei turni di battuta da ambedue i contendenti. In un'epoca dove il servizio rappresenta un'arma sempre più determinante, questa partita ne è stata un'esaltazione totale. I break di servizio sono stati pressoché assenti dal tableau della competizione, con entrambi i giocatori che hanno dimostrato di saper mantenere i propri turni di battuta con frequenza sorprendente. Proprio questo elemento ha trasformato quello che avrebbe potuto essere un match relativamente rapido in una battaglia d'usura, dove ogni set è stato deciso nei momenti più concitati, quando la pressione psicologica raggiungeva picchi estremi. Berrettini, nonostante le difficoltà evidenti, ha saputo mantenere una lucidità impressionante nei frangenti cruciali, quello che distingue i campioni dalle brave spalle.
Nel primo set, la storia si consuma in brevissimo tempo: dopo un equilibrio che caratterizza buona parte della contesa, è uno svarione del tennista italiano a regalare il primo tiebreak a Wawrinka, che lo chiude con il punteggio di 9-7. Un inizio che sembrerebbe favorire lo svizzero, il quale può contare su un'esperienza invidiabile e su un palmarès che include una vittoria a Wimbledon nel lontano 2015. Tuttavia, la reazione di Berrettini arriva immediata e per certi versi clamorosa.
Il tiebreak storico e la rinascita dell'azzurro
Il secondo set rappresenta effettivamente il turning point della sfida, il momento cioè dove Matteo cambia completamente l'inerzia della partita e inizia a credere seriamente nella possibilità di portare a casa il match. Qui accade qualcosa di veramente eccezionale: il tiebreak che ne consegue diventa leggendario, il secondo più lungo mai registrato nella storia di Wimbledon. Con un punteggio finale di 18-16, Berrettini emerge da una battaglia dentro la battaglia, annullando diverse opportunità sia proprie che dell'avversario svizzero. Il pubblico sull'erba londinese, notoriamente sofisticato e difficile da impressionare, esplode in applausi fragorosi. Questo non è semplice tennis: è gladiatura pura, è la manifestazione di una volontà che si rifiuta di arrendersi anche quando le circostanze sembrano avverse. Berrettini raccoglie questa spinta emotiva e la trasforma in energia per proseguire nella sfida.
Il terzo set vede proseguire l'equilibrio che caratterizza ormai la contesa. Berrettini riesce persino a procurarsi un break, ma la sua incapacità di mantenerlo regala immediatamente il controbreak a Wawrinka, in un'alternanza che tradisce la parità sostanziale tra i due contendenti. Anche qui, inevitabilmente, si arriva al tiebreak. Wawrinka parte con un mini-break di vantaggio, sembra che lo svizzero possa trovare il varco risolutivo, eppure commette leggerezze che Berrettini sa punire. Persino un set point disponibile viene sprecato dall'elvetico, e la fortuna sorride ancora all'italiano, che conquista il tiebreak in una sequenza che testimonia quanto sottile sia il confine tra vittoria e sconfitta a questi livelli.
Il quarto e conclusivo set segue il medesimo copione. Un equilibrio costante, nessun giocatore riuscente a prevalere nel gioco regolare, e ancora una volta il tiebreak come epilogo inevitabile. Qui Berrettini, ormai consapevole delle proprie risorse e della propria capacità di gestire i momenti critici, trasforma il match point a suo favore, chiudendo una sfida che rappresenta uno dei capitoli più intensi del suo percorso a Wimbledon. Non è stata una partita dominata, ma una partita sofferta, patita, dove ogni punto ha rappresentato una piccola battaglia nel contesto di una guerra più ampia.
La vittoria di Berrettini merita una sottolineatura particolare perché, pur risultando fisicamente estenuante, rappresenta un'importante dimostrazione di carattere. Il tenista romano, da sempre considerato un ottimo servitore e un giocatore completo, ha confermato di possedere quella componente psicologica essenziale per emergere nel tennis di alto livello: la capacità di non mollare mai, di trovare risorse quando la stanchezza e il dubbio potrebbero prendere il sopravvento. Quattro tiebreak consecutivi sono un'eccezione statistica che probabilmente non rivedremo per diversi anni nel panorama tennistico internazionale.
Mentre Berrettini celebra una vittoria che vale molto più della semplice qualificazione al turno successivo, un'altra figura leggendaria del tennis mondiale registra una sconfitta che ha sorpreso molti osservatori. Serena Williams, nel suo tanto atteso rientro in competizione dopo una pausa dalle scene professionistiche, non è riuscita a superare il primo turno di Wimbledon. Questo risultato, per quanto deludente per chi ha seguito la carriera della campionessa americana, rappresenta comunque una testimonianza della difficoltà intrinseca nel tornare a competere al massimo livello dopo un'assenza prolungata. Serena rimane comunque una figura centrale nella storia del tennis, e il suo impegno nel cercare di tornare a brillare mantiene tutta la sua dignità e il suo significato.