Wilander: Djokovic può chiudere a New York con il 25° Major

La notizia dell'assenza di Jannik Sinner allo US Open 2026 ha cambiato radicalmente il quadro del torneo newyorchese. Il campione azzurro, che rappresentava il favorito principale per la conquista del titolo, si è dovuto arrendere ai problemi fisici, lasciando una vacanza significativa tra i grandi candidati alla vittoria finale. In questa cornice, però, si apre uno spazio affascinante per chi sa come sfruttare le occasioni, e pochi sanno farlo meglio di Novak Djokovic, il quale potrebbe trovarsi dinanzi a una finestra di opportunità che potrebbe non ripresentarsi più nella sua carriera straordinaria.
Un torneo ribaltato dall'assenza del campione italiano
Con la rinuncia di Sinner, lo scenario dello US Open perde il suo principale punto di riferimento. Colui che avrebbe dovuto dominare i campi di Flushing Meadows non sarà in campo, modificando gli equilibri che sembravano consolidati. Carlos Alcaraz, l'altro gigante del circuito, ritorna dopo quattro mesi di fermo forzato causato da un infortunio al polso che lo ha tenuto lontano dai circuiti. Sebbene lo spagnolo sia un atleta eccezionale per capacità di recupero, è realistico ammettere che il suo primo torneo dopo un'assenza così prolungata difficilmente lo vedrà al massimo delle sue possibilità fisiche e competitive. Il suo corpo avrà bisogno di tempo per ritrovare pienezza di movimento, coordinamento e quella confidenza che caratterizza un campione nel pieno della forma.
Alexander Zverev emerge come il principale contendente dalla parte opposta dello spettro. Il tennista tedesco ha dimostrato di trovarsi in una fase eccellente della sua carriera: la vittoria al Roland Garros lo scorso anno e la finale di Wimbledon rappresentano segnali chiarissimi della sua crescita. Tuttavia, nemmeno Zverev è arrivato a questo momento senza dubbi: le sue prestazioni nei Masters 1000 di Montreal e Cincinnati non hanno scintillato come ci si potrebbe aspettare da un giocatore della sua portata, suggerendo una possibile fragilità mentale o fisica nel gestire tornei di altissimo livello quando non si trova nelle sue situazioni ideali.
Djokovic e il sogno del 25° titolo Slam: una finestra storica
È in questo contesto che Novak Djokovic ritrova una possibilità che sembrava ormai relegata alla storia. L'ex numero uno mondiale, a 39 anni, non assaggia la vittoria in un Major da esattamente tre anni, quell'US Open 2023 quando superò Daniil Medvedev in una finale che rimase indelebile nella memoria degli appassionati. Da allora, il serbo ha continuato la sua competizione, ma il trofeo maggiore gli è sfuggito di mano, tormentandolo come poche altre cose nella sua straordinaria carriera. Il 25° titolo Slam rappresenta, al momento, una chimera: quel numero che lo porterebbe a distaccarsi ulteriormente da un campo già occupato dai grandi nomi del tennis mondiale.
Le settimane precedenti lo US Open non hanno mostrato il miglior Djokovic. Aveva saltato il Masters 1000 di Montreal, e quando si è presentato a Cincinnati, il suo percorso si è concluso amaramente al secondo turno, eliminato da Thiago Agustin Tirante, un argentino di buone qualità ma non certo tra gli immortali del circuito. Tuttavia, è una caratteristica nota della psicologia di Nole quella di caricarsi in modo particolare per i tornei del Grande Slam, dove il format dei cinque set rappresenta non solo una sfida fisica ma anche mentale, terreno in cui il serbo ha sempre mostrato una resistenza sovrumana rispetto ai suoi contemporanei.
È proprio questa peculiarità che ha attirato l'attenzione di Mats Wilander, la leggenda svedese che ha vissuto un'epoca d'oro del tennis mondiale. L'ex campione ha sottolineato pubblicamente come lo US Open 2026 potrebbe trasformarsi nella migliore occasione per Djokovic di aggiungere il 25° Slam alla sua già monumentale collezione. L'analisi di Wilander non è casuale né superficiale: riconosce la rarità di una situazione in cui il campo è sensibilmente sgombrato dagli ostacoli più temibili, permettendo a un veterano della statura di Djokovic di competere su un terreno più livellato rispetto al passato recente.
Le ultime tre stagioni hanno visto il dominio dei giovani talenti, con Sinner e Alcaraz che hanno definitivamente preso in mano il testimone. Ma l'assenza forzata di Sinner e il rientro incerto di Alcaraz creano una sorta di vuoto temporale che Djokovic potrebbe colmare. Il serbo conosce perfettamente questi campi, li ha conquistati tre volte, sa come gestire la pressione e il caldo torrido di New York in agosto e settembre. La sua mentalità, forgiata da decenni di competizione ad altissimo livello, rimane intatta nonostante i problemi fisici e l'avanzare dell'età.
Se Djokovic riuscisse effettivamente a portare a casa il 25° Major, il significato andrebbe ben oltre il semplice conteggio dei titoli. Rappresenterebbe un'affermazione straordinaria della longevità, una dimostrazione che anche nel tennis, dove la gioventù è sovrana, un'intelligenza tattica e una determinazione ferrea possono ancora prevalere. Sarebbe il coronamento di una ricerca decennale, il completamento di un'opera artistica che il serbo ha costruito con la precisione di un maestro artigiano.
Naturalmente, molto dipenderà da come Djokovic arriverà al torneo, da eventuali sviluppi negli ultimi mesi di preparazione, e da come il lotto degli altri contendenti si posizionerà. Tuttavia, per la prima volta dopo anni, il nome di Nole non è più un'appendice nelle conversazioni sullo US Open, bensì figura centrale di un'ipotesi concreta. Wilander ha visto giusto: questa è veramente la grande occasione.