Lo US Open sorride a Wawrinka: la card dell'ultimo momento lo salva

Una storia di sport che finisce per assomigliare a un copione hollywoodiano: Stan Wawrinka, dopo aver accettato con dignità l'esclusione dagli US Open, si ritrova improvvisamente a Manhattan per disputare quello che potrebbe rivelarsi il suo ultimo torneo del Grande Slam. Il destino, a volte, sa essere ironico e gentile al contempo, soprattutto quando interviene il forfait altrui a cambiare le carte in tavola. Il tennista elvetico, tre volte vincitore di Major e campione a Flushing Meadows esattamente un decennio fa, avrà dunque l'opportunità di congedarsi dalla scena internazionale nel luogo dove ha toccato uno dei vertici più alti della propria straordinaria carriera.
Il rifiuto iniziale e l'accettazione filosofica
Quando la comunicazione ufficiale arrivò dai vertici dell'US Open, Wawrinka aveva già cominciato a metabolizzare l'amarezza della decisione. Gli organizzatori del torneo newyorkese avevano deliberato di non concedergli una wild card, nonostante il suo blasone e la sua storia indissolubile con il Major americano. Per un giocatore della sua portata, abituato a dominare i campi e a raccogliere i frutti di decenni di sacrifici, quella negazione rappresentava un'ingiustizia che però accettò con quella che potremmo chiamare maturità tennistica. Wawrinka non scese in piazza a protestare, non utilizzò i social media per ventilare le proprie lamentele: semplicemente ringraziò la Grande Mela per gli anni meravigliosi trascorsi, riconoscendo il proprio feeling speciale con lo Staten Island.
Quella era stata la sua posizione pubblica, quella che aveva comunicato ai media e ai tifosi sparsi per il mondo. Una chiusura che sapeva di definitiva, di quella consapevolezza che caratterizza gli atleti quando comprendono che il tempo sta scadendo e che non tutte le opportunità si ripresentano. Il ritorno a casa in Svizzera era già iniziato mentalmente, così come l'elaborazione di un possibile addio al tennis giocato ad alto livello.
La chiamata che ha cambiato tutto
Mercoledì, mentre Wawrinka si trovava in montagna nel suo paese natale, lontano dai riflettori e dalle pressioni del circuito, il telefono ha squillato portando una notizia inaspettata. Patrick Kypson, il giocatore destinatario dell'ultima wild card disponibile, aveva dovuto rinunciare a causa di un infortunio. E così, quasi per un meccanismo di ricambio umano, l'invito è stato rapidamente reindirizzato verso lo svizzero. Da quel momento, tutto si era mosso vertiginosamente: una rincorsa contro il tempo per organizzare il viaggio, le pratiche burocratiche necessarie, l'arrivo a New York con poche ore di margine rispetto all'inizio del torneo.
Durante la conferenza stampa pre-torneo, Wawrinka ha raccontato personalmente questa vicenda con toni quasi increduli, come se lui stesso facesse fatica a credere alla progressione degli eventi. «Ero già tornato a casa e avevo accettato di non aver ricevuto un invito per disputare lo US Open», ha dichiarato l'ex numero 3 mondiale. «Se avessi avuto la classifica per entrare di diritto in tabellone, sarebbe stato tutto più facile. Speravo di ricevere una wild card, ma gli organizzatori avevano preso una decisione diversa e me ne ero fatto una ragione. Mercoledì mi hanno chiamato mentre ero in montagna in Svizzera e mi sono dovuto organizzare in fretta per arrivare qui in tempo».
Un torneo dalle mille emozioni per l'veterano svizzero
Adesso Wawrinka si ritrova ad affrontare Matteo Berrettini al primo turno, con una storia di preparazione fisica e mentale certamente atipica rispetto a quella consueta. Non ha avuto giorni per allenarsi propriamente sul cemento newyorkese, non ha potuto svolgere quella graduale immersione nel torneo che caratterizza gli atleti che arrivano con il dovuto anticipo. Eppure, la sua esperienza accumulata in trent'anni di tennis professionistico rappresenta un valore inestimabile. Berrettini, nonostante sia un giocatore di altissimo livello soprattutto sulle superfici veloci, si troverà di fronte a uno dei migliori costruttori di punti e geometri del gioco moderno quando questi è in forma.
Il significato di questa wild card trabordante di emozione va ben oltre la semplice partita di primo turno. Per Wawrinka, significa l'opportunità di scrivere un capitolo finale della sua leggenda proprio nel teatro dove aveva iscritto uno dei capitoli più importanti. Nel 2014, aveva vinto lo US Open con un tennis devastante, imponendo il proprio gioco aggressivo e la propria mentalità vincente. Dieci anni dopo, anche se non parla di addio definitivo al tennis, tutti sanno che la finestra temporale si sta gradualmente chiudendo per il campione elvetico.
La comunità tennistica internazionale, che aveva manifestato una certa perplessità davanti alla decisione iniziale di negare la wild card a un giocatore del calibro di Wawrinka, ha prevalentemente accolto con soddisfazione il colpo di scena finale. La storia ha il sapore della giustizia restaurata: non attraverso una decisione amministrativa consapevole e premeditata, bensì attraverso quel susseguirsi di circostanze che talvolta rende il tennis, come qualsiasi sport, ancora più affascinante. Il forfait di Kypson diventa così il catalizzatore di una trama che nessuno avrebbe potuto prevedere all'inizio della settimana.
Mentre Wawrinka si prepara ad entrare in campo contro Berrettini, c'è la consapevolezza collettiva che ogni punto potrebbe rappresentare un momento prezioso della carriera di uno degli artigiani più raffinati del gioco tennistico contemporaneo. La wild card last-minute, invece di essere solo una nota di cronaca amministrativa, diventa così la cornice narrativa perfetta per una storia che il tennis, nella sua bellezza intrinseca, continua a regalare agli appassionati di tutto il mondo.