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Tresoldi sceglie il calcio: addio al tennis e alla racchetta

2026-10-14 · Tennis Trade
Tresoldi e il tenniscomando lasciato: quando la racchetta cedette al pallone

Una delle storie affascinanti del calcio contemporaneo riguarda spesso i talenti che avrebbero potuto prendere strade completamente diverse. Nel caso di Nicolò Tresoldi, il difensore belga autore della spettacolare tripletta contro l'Inter in Champions League martedì sera, quella strada alternativa aveva tutti gli ingredienti per trasformarsi in una carriera brillante: il campo era rosso mattone, non verde, ma i pallini gialli al posto dei palloni bianchi e neri. Perché Tresoldi, ancora prima di calciare il primo pallone a livello agonistico, ha impugnato una racchetta e si è misurato con il tennis italiano, arrivando addirittura a indossare la maglia della nazionale giovanile.

Nato a Cagliari nel 1998 e cresciuto a Gubbio, Tresoldi rappresenta un caso emblematico di giovane atleta dotato di quella rara qualità che gli sportivi definiscono versatilità naturale. Suo padre, Emanuele, era calciatore professionista, un dettaglio biografico che sembrerebbe indirizzare linearmente il ragazzino verso il calcio. Eppure, fino ai tredici anni, Nicolò ha praticato il tennis con serietà e risultati incoraggianti. Non si trattava di un passatempo occasionale: il giovane talento è stato convocato nella rappresentativa under 12 dell'Italia, un riconoscimento che testimonia la qualità tecnica sviluppata durante gli anni di formazione.

La vita di Tresoldi adolescente era scandita da un equilibrio precario fra due discipline. Secondo quanto ha riportato lo stesso papà Emanuele a SportWeek, il ragazzo alternava sedute di preparazione atletica tennistica a provini calcistici, saltando talvolta gli allenamenti di una disciplina per inseguire opportunità nell'altra. Questa doppia passione lo portò addirittura a saltare la categoria Esordienti nel circuito tennistico agonistico italiano, un salto che testimonia il suo livello competitivo: evidentemente gli allenatori ritenevano disponibile quella spinta tecnica necessaria per competere a livelli superiori. Ma la scelta finale, come spesso accade nella vita di chi nasce figlio d'arte, seguì il percorso del padre.

La decisione che avrebbe potuto cambiare tutto

Intorno ai tredici anni, Nicolò si trovò di fronte a una decisione che avrebbe orientato definitivamente la sua traiettoria sportiva. In un'intervista rilasciata al canale YouTube della sua squadra, il Club Bruges, Tresoldi ha riflettuto su quel momento cruciale con la lucidità di chi sa di aver scelto bene. «Ho giocato anche a tennis fino ai 13 anni, e me lo cavavo bene. Sono stato convocato in nazionale under 12. Poi però ho dovuto scegliere, e credo di aver fatto bene a scegliere il calcio». Una dichiarazione semplice, priva di nostalgia eccessiva, ma che racchiude il peso di un bivio destinale.

Secondo il racconto di suo padre, quella scelta fu traumatica per il ragazzino: «Quando ha dovuto scegliere è stato come togliergli un braccio», ha confessato Emanuele. Eppure, la continuità nelle amicizie costruite durante gli anni di pratica tennistica dimostra che Nicolò non ha mai completamente abbandonato quel mondo. Ha mantenuto contatti significativi con i colleghi di quegli anni formativi, personalità che sarebbero diventate rilevanti nel panorama tennistico italiano. Tra questi figurano Luca Nardi, attualmente un giocatore professionista nel circuito ATP, e soprattutto Flavio Cobolli, talento emergente che rappresenta una delle speranze azzurre per il prossimo decennio nel tennis.

Una famiglia calciante, una storia paradossale

Quello che completa il quadro biografico di Tresoldi è un dettaglio che sottolinea ulteriormente l'intersezione fra lo sport e la sua famiglia: suo nonno è stato l'insegnante di golf di Marco Van Basten, il leggendario attaccante rossonero che rappresenta uno dei monumenti calcistici della storia del Milan. Tresoldi stesso dichiara di essere tifoso rossonero, un'eredità familiare che rinforza la connessione con la tradizione calcistica piuttosto che con quella tennistica. Cresciuto a Gubbio, ha quindi assorbito un'atmosfera dove il calcio era la narrazione predominante, anche se il tennis ha costituito un capitolo formativo non trascurabile.

Il fatto che il calcio abbia prevalso non deve sorprendere, considerando il contesto familiare. Eppure, la domanda affascinante rimane: quale versione di Nicolò Tresoldi sarebbe emersa se avesse scelto diversamente? Avrebbe potuto raggiungere l'élite tennistica mondiale? Avrebbe potuto competere con i campioni che emergevano da quella medesima generazione? Impossibile dirlo con certezza, ma il racconto del padre e le testimonianze pubbliche suggeriscono che il livello tecnico di base era elevato. Papà Emanuele ha notato come il figlio saltasse categorie nel tennis proprio perché le sue capacità tecniche lo rendevano pronto a sfide superiori.

Oggi, a ventisette anni circa, Nicolò Tresoldi gioca per il Club Bruges in Belgio ed è un difensore che combina qualità tecnica e carattere. La sua prestazione contro l'Inter, con quella tripletta che ha sorpreso i vari osservatori, dimostra che la scelta calcistica lo ha condotto a risultati tangibili. Interessante notare come sia stato conteso anche dalle nazionali giovanili di due Paesi: Italia e Germania vorrebbero entrambe il suo contributo, una situazione che riflette la sua condizione di talento riconosciuto ma non vincolato a una sola identità sportiva. Forse è il presagio di una carriera ancora ricca di sorprese, proprio come quella doppia vita da adolescente che divideva il tempo fra la racchetta e il pallone.

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