Il rovescio a una mano è moribondo: Tsitsipas ultimo custode di uno stile immortale

Quando lo stile non è più di moda
Se c'è un momento della storia del tennis contemporaneo in cui le tradizioni tecniche rischiano veramente di estinguersi, questo potrebbe essere proprio adesso. Agli US Open 2026 stiamo assistendo a uno scenario che non si era mai verificato dai tempi della prima edizione di Wimbledon nel lontano 1877: per la prima volta, potrebbe passare un anno intero senza che almeno uno dei semifinalisti di un torneo del Grande Slam giochi il rovescio a una mano. Una consecutio che ha resistito a più di un secolo e mezzo di evoluzione tecnica del gioco, di cambiamenti radicali nella preparazione atletica, di modifiche negli attrezzi e nei campi. Eppure, proprio nel 2026, il dominio incontrastato del rovescio bimane minaccia di sigillare il destino di questa affascinante eccezione statistica.
Stefanos Tsitsipas è diventato suo malgrado il custode di questa eredità. Il tennista greco, con il suo rovescio elegante e dalle geometrie raffinate, rappresenta oggi l'ultima spiaggia, l'ultimo argine contro un'ondata di conformismo tecnico che ha progressivamente cancellato i margini di creatività dal gioco moderno. Non è una responsabilità che il giocatore ateniese aveva cercato, eppure eccolo qui, ancora in gara agli US Open, a incarnare un ruolo che va ben oltre il semplice accumulo di punti in una partita di tennis.
Il sorprendente rilancio di Tsitsipas a Flushing Meadows
Ciò che rende ancora più affascinante questa storia è come Tsitsipas sia arrivato a questo punto. Per oltre ventiquattro mesi, il campione greco aveva faticato in maniera considerevole quando il palcoscenico diventava quello più prestigioso. L'accesso al terzo turno di un Major gli era negato da troppo tempo, tanto che le statistiche gli giravano intorno con una certa ostilità. Sembrava che il suo tennis, per quanto tecnico e gradevole alla vista, non fosse in grado di scalfire quella barriera invisibile che separa i grandi dal resto.
Poi qualcosa ha cambiato. L'arrivo di Patrick Mouratoglou in panchina ha coinciso con una ritrovata serenità, con una ritrovata fiducia nei propri mezzi. New York, con il suo clima particolare, la sua energia senza freni, ha fatto il resto. Tsitsipas ha eliminato Arthur Fils al primo turno, ha superato Lloyd Harris negli ottavi, e poi, nella notte ancora umida di settembre, ha scaraventato fuori Jiri Lehecka proseguendo nella competizione. Tre vittorie che lo mantengono vivo nel torneo e, di conseguenza, vivo nella corsa per preservare quel record storico che rischia di trasformarsi in un ricordo.
Ogni turno superato diventa una conferma, ogni vittoria non è soltanto il proseguimento nel torneo ma anche una resistenza all'inevitabile. Tsitsipas sta nuotando controcorrente in un'epoca dove il rovescio a una mano viene considerato quasi un'escentricità, una scelta tattica datata, un relitto della forma tennistica che appartiene alle fotografie in bianco e nero degli anni Sessanta e Settanta.
La sfida contro Shelton e il peso della storia
Ora, al turno successivo, c'è Ben Shelton ad attenderlo. Non è soltanto un'altra partita di tennis, una semplice progressione nel tabellone: è un appuntamento che condensa in novanta minuti di gioco l'intero significato di come il tennis evolva, di come selezioni i vincitori e gli emarginati, di come semplifichi e standardizzi anche gli aspetti più artistici della disciplina. Shelton rappresenta il nuovo corso, il modello del giocatore moderno con i suoi colpi potenti e le sue soluzioni tecniche adatte al gioco attuale. Tsitsipas, dal canto suo, rappresenta una resistenza estetica, una dichiarazione silenziosa secondo cui la bellezza tecnica ha ancora un valore nel tennis contemporaneo.
Il peso di questo match non gravita interamente sulle spalle del greco, naturalmente. Denis Shapovalov era ancora in corsa fino a qualche giorno fa, un altro paladino del rovescio monomanuale, ma la sua eliminazione ha ristretto il perimetro di chi potesse ancora salvare questo record. Con Shapovalov fuori dal torneo, Tsitsipas è rimasto come l'unico giocatore ancora in tabellone capace di mantenere accesa la fiamma di una tradizione che rischia di spegnersi per sempre.
Se Tsitsipas dovesse eliminare Shelton e proseguire verso i quarti di finale, allora il record continuerebbe a vivere. Il suo rovescio a una mano rappresenterebbe per un altro anno ancora la continuità di una linea che percorre l'intera storia moderna del tennis, dalle sue origini nell'epoca vittoriana fino ai giorni nostri. Se invece dovesse capitolare, allora quel 2026 entrerebbe negli annali come l'anno in cui tutto è cambiato, l'anno in cui il tennis ha finalmente abbandonato l'ultimo residuo di una sua forma più variegata e multiforme.
La narrativa affascinante di questo US Open sta proprio qui, in questa tensione tra la tradizione e il presente, tra uno stile che appartiene a un'epoca ormai tramontata e la realista accettazione che le leggi dell'evoluzione non risparmiano neppure il tennis. Tsitsipas, che sia consapevole o meno di questo significato più profondo, prosegue il suo cammino a New York portandosi addosso il peso di una storia lunga centoquarantasette anni. Non è il tipo di pressione che solitamente si trova nelle analisi tattiche degli esperti di tennis, ma è una pressione che esiste comunque, silenziosa e potente.