Afa torrida: il cannone al servizio riporta Sinner in vetta

A Wimbledon accade qualcosa di affascinante che rievoca le epoche d'oro del tennis classico. Sull'erba del Church Road, il serve and volley – quella tattica di attacco immediato che caratterizzò i campioni del passato – sta vivendo una riscoperta sorprendente. Non si tratta di una semplice nostalgia, ma di un dato concreto supportato dall'analisi statistica che porta la firma di Craig O'Shannessy, il videoanalista che in passato ha collaborato con figure di rilievo come Novak Djokovic, Matteo Berrettini e la Federtennis italiana. Le sue osservazioni rivelano un quadro affascinante circa l'efficacia della tattica nel contesto contemporaneo, aprendo scenari interessanti anche per Jannik Sinner e il suo percorso nel torneo britannico.
Le statistiche parlano chiaro: il batti e scendi funziona di nuovo
Quando si parla di serve and volley a Wimbledon, è necessario andare indietro fino al 1997 per trovare dati comparabili su larga scala. Una distanza temporale che dà la misura di quanto questa tattica sia caduta in disuso nel tennis moderno, dominato dai colpi dal fondo e dalla geometria del gioco da baseline. Tuttavia, le cifre dell'edizione 2024 raccontano una storia diversa. O'Shannessy ha notato che la percentuale di vittorie ottenute mediante serve and volley potrebbe attestarsi intorno al 71% quando il torneo maschile volge al termine – una soglia che era stata superata solo in due occasioni dall'inizio del ventunesimo secolo, precisamente nel 2014 e nel 2015.
Ancora più interessante è il numero di giocatori che rimangono imbattuti quando decidono di seguire la palla a rete dopo il servizio: ben 25 atleti figurano in questa categoria. Sebbene la statistica riesca a catturare solo chi utilizza la strategia almeno una volta nel match e la porta a segno, i numeri diventano ancor più significativi quando si osservano i dati più approfonditi. James Duckworth incarna perfettamente questo revival tattico: nei suoi primi due match del torneo, il giocatore australiano ha vinto 51 punti su 71 quando ha scelto il serve and volley, equivalente a un impressionante 72%. Un dato che risulta decisamente superiore rispetto al 47% che Duckworth ottiene rimanendo sul fondo del campo. La differenza è abissale e suggerisce che l'approccio aggressivo non è soltanto una moda, ma una scelta strategica concretamente vincente sull'erba wimbledoniana.
Sinner e il serve and volley: un'arma tattica in crescita
Nella variegata galassia di giocatori che stanno beneficiando di questo revival tattico, Jannik Sinner rappresenta un caso di studio affascinante. L'altoatesino, prima del suo match contro Mochizuki, aveva messo in pratica il serve and volley in quindici occasioni, aggiudicandosi la stragrande maggioranza di questi punti grazie a una precisione straordinaria. Delle quindici volte in cui Sinner ha deciso di scendere a rete dopo il servizio, ben quattordici si sono concluse a suo favore. Una percentuale del 93% che testimonia non solo un'eccezionale esecuzione tecnica, ma anche una lettura tattica molto consapevole delle situazioni di gioco.
Questo dato acquisisce ancora maggiore significato se considerato nel contesto dello stile di gioco di Sinner, notoriamente fondato su una potenza di colpo straordinaria e su un controllo geometrico del campo di gioco da baseline. L'inserimento del serve and volley nel suo arsenale rappresenta un'evoluzione tattica che arricchisce le opzioni disponibili all'italiano. Piuttosto che una tattica prediletta, il batti e scendi diventa uno strumento di variazione e sorpresa, esattamente quello che serve a un giocatore di questo livello per tenere gli avversari costantemente in equilibrio. La capacità di utilizzare l'attacco immediato con questa efficacia suggerisce che Sinner possiede anche le qualità atletiche e il movimento da rete necessari per sfruttare questa opzione tattica al meglio.
Tra i suoi avversari al torneo, emerge la figura del serve-and-volleyer più convinto: si tratta di un giocatore che nel suo match contro Sinner ha mantenuto un'efficacia dell'85%, vantando un record di 34 punti vinti su 40 quando ha scelto questa tattica. Un dato che evidenzia come nel torneo britannico coesistono giocatori di filosofie tattico-tecniche completamente diverse, unite unicamente dal fatto che tutti trovano convenienza nell'utilizzo del serve and volley sull'erba veloce di Wimbledon.
La riscoperta di questa tattica rappresenta un fenomeno affascinante che sfida la narrazione dominante del tennis contemporaneo, dove la supremazia dei colpi dal fondo sembrava assoluta e incontestata. Invece, sull'erba di Wimbledon, le condizioni specifiche del campo e la velocità della superficie hanno creato un contesto dove l'attacco immediato mantiene tutta la sua validità. Per un giocatore come Sinner, la capacità di adattarsi a queste dinamiche e di sfruttare il serve and volley con un'efficacia prossima al 93% rappresenta un ulteriore elemento che alimenta le speranze di un profondo percorso nel torneo, testimoniando la versatilità tattica che caratterizza i migliori campioni del tennis moderno.