US Open, l'allarme dei big: il misto a rischio deserto a New York

Mentre le luci di New York si preparano a illuminare il tempio del tennis americano, dietro le quinte di Flushing Meadows sta maturando una tensione destinata a far discutere gli ambienti del grande tennis mondiale. La battaglia tra i giocatori e i tornei del Grande Slam per una redistribuzione più equa dei proventi entra in una fase nuova e potenzialmente decisiva proprio negli ultimi giorni di agosto, quando gli US Open stanno per alzare il sipario. E questa volta, il campo di battaglia presciegliere il doppio misto durante la cosiddetta 'Fan Week', quella fase iniziale del torneo dedicata agli eventi di intrattenimento e alle esibizioni.
A sollevare il velo su questa strategia di protesta silenziosa è stata The Athletic, che ha riportato le indiscrezioni secondo cui diversi nomi di altissimo profilo starebbero seriamente considerando l'idea di disertare l'evento. Nel mirino dei top player non c'è soltanto Jannik Sinner, il nostro campione azzurro sempre più protagonista sulla scena internazionale, ma anche la numero uno del ranking mondiale Aryna Sabalenka e la padrona di casa Jessica Pegula, che conosce bene i meccanismi della USTA essendo figlia di proprietari di squadre sportive americane. Una coalizione di stelle che, se concretizzasse questa intenzione, porterebbe un colpo significativo al prestigio dell'evento.
La protesta continua: il braccio di ferro sui premi nei Major
La questione dei compensi e della distribuzione dei premi nei quattro tornei del Grande Slam rappresenta ormai da mesi uno dei temi più caldi del panorama tennistico. I giocatori hanno più volte manifestato il loro malcontento riguardo alla percentuale di ricavi che finisce nelle loro tasche, sostenendo che i tornei accumulano profitti enormi grazie alla loro partecipazione e al loro talento, ma che la ripartizione rimane strutturalmente iniqua. Questa battaglia ideologica e economica ha già trovato espressione in vari momenti della stagione, ma il fatto che coinvolga adesso un evento agli US Open rappresenta un'escalation della pressione sui vertici del tennis amministrativo.
Il doppio misto, pur essendo tecnicamente una disciplina di secondaria importanza rispetto alle competizioni singolari, ha assunto negli ultimi anni una rilevanza crescente agli occhi degli organizzatori dei Major. La USTA, in particolare, ha investito significativamente in questa categoria, cercando di renderla attraente sia per il pubblico che per i media. L'introduzione di una nuova formula lo scorso anno, con il torneo che si svolge durante la 'Fan Week', rappresentava un tentativo consapevole di potenziare l'appeal della manifestazione e di creare una proposta competitiva innovativa nel calendario tennistico.
Un successo gestionale che rischia di trasformarsi in crisi: il precedente del 2024
Nonostante le critiche mosse agli organizzatori nelle settimane che hanno preceduto l'inizio del torneo scorso, la nuova formula ha effettivamente funzionato dal punto di vista della partecipazione. La USTA aveva infatti riuscito ad attrarre la gran parte dei migliori giocatori e delle migliori giocatrici del circuito, trasformando l'evento in uno spettacolo di qualità elevata. La scorsa edizione si era conclusa con la vittoria di due specialisti della disciplina come Andrea Vavassori e Sara Errani, che avevano dimostrato come il doppio misto potesse offrire battaglie entusiasmanti quando i partecipanti possedevano le competenze appropriate. Tuttavia, il successo organizzativo e di audience non ha risolta la questione di fondo: la percezione dei giocatori di non essere adeguatamente compensati per la loro partecipazione.
La mossa di considerare un possibile boicottaggio rappresenta dunque una strategia di pressione sofisticata. Non è una protesta rumorosa e plateale, ma piuttosto una forma di ostruzionismo silenzioso che potrebbe minare la credibilità della manifestazione. Se effettivamente i grandi nomi dovessero disertare l'evento, la USTA si troverebbe di fronte a un dilemma sgradevole: procedere con un doppio misto di livello inferiore, oppure rinunciare all'evento e ammettere una sconfitta nelle trattative con i giocatori. Entrambi gli scenari rappresenterebbero un colpo all'immagine e ai progetti di espansione dell'organizzatore americano.
Secondo le informazioni trapelate da The Athletic, il nuovo leader della USTA Craig Tiley si troverebbe già in una posizione complessa, profondamente preoccupato dall'andamento della situazione. Avrebbe iniziato a intrattenere dialoghi con i rappresentanti dei giocatori nel tentativo di trovare soluzioni che possano evitare lo scenario del boicottaggio, ma il terreno rimane minato. La questione di fondo, infatti, non riguarda soltanto il doppio misto agli US Open, ma rappresenta il nodo cruciale di una più ampia disputa sulla governance economica del tennis professionistico.
Ciò che rende questa situazione particolarmente interessante è che non si tratta di una battaglia condotta da outsider o giocatori in cerca di visibilità, bensì dai migliori talenti del circuito. Quando una figure del calibro di Sinner e Sabalenka decidono di prendere una posizione, il messaggio acquista un peso specifico completamente diverso. Questi atleti hanno già provato il successo ai massimi livelli, hanno visibilità mediatica garantita e non hanno necessità di corteggiare i tornei: sono piuttosto i tornei a dipendere da loro. Utilizzare questa leva per ottenere condizioni economiche più favorevoli rappresenta una tattica sofisticata e potenzialmente molto efficace.
Gli US Open, tradizionalmente uno dei tornei più redditizi del circuito grazie alla forte attrazione del pubblico americano e ai diritti televisivi, si trovano dunque a un crocevia decisivo. Le prossime settimane, prima dell'inizio del torneo il 30 agosto, saranno cruciali per comprendere se la USTA riuscirà a trovare un compromesso economico con i giocatori oppure se la protesta procederà secondo i piani iniziali. Quale che sia l'esito, una cosa è certa: la battaglia sulla distribuzione dei premi nei Major ha appena raggiunto un nuovo stadio di intensità, e il tennis mondiale continua a interrogarsi su come bilanciare gli interessi economici di tutti gli attori coinvolti.