Bolelli-Vavassori compiono l'impresa: conquistano le finali a New York

Quando una partita di tennis dura oltre tre ore e termina con due tie-break consecutivi, il verdetto finale racconta ben più di quanto indichino i numeri sul tabellone. La vittoria di Simone Bolelli e Andrea Vavassori contro Austin Krajicek e Nikola Mektic agli ottavi di finale dello US Open 2026 rappresenta uno di quei successi che entra nella memoria sportiva non tanto per la brillantezza del gioco quanto per la capacità di resistenza psicologica dimostrata dai due azzurri. Il 4-6 7-6(5) 7-6(8) finale è il racconto di una battaglia dove la forza mentale ha avuto il sopravvento sulla pura qualità tecnica, specie considerando che gli avversari, quindicesimi favoriti del seeding, rappresentavano un ostacolo tutt'altro che banale.
Un primo set che racconta il copione previsto
Il primo parziale segue uno schema quasi prevedibile. La coppia Krajicek-Mektic entra in campo con una chiarezza tattica disarmante: nessuna concessione, servizi potenti, ritorni precisi e una economia di errori impressionante, con appena tre gratuiti commessi durante l'intero set. Bolelli e Vavassori soffrono subito, già nel primo game, quando Vavassori perde il servizio. Quel break rappresenta l'unico strappo necessario agli avversari per controllare gli otto game successivi senza particolari affanni. Gli azzurri tentano di reagire, ma non riescono a generare le pressioni necessarie e il 6-4 finale premia una gestione impeccabile da parte della coppia croato-statunitense. In questo momento della partita, niente lascia presagire la rimonta che stava per arrivare.
La strategia di cambiare l'ordine dei battitori nel secondo set non porta benefici immediati. Anzi, Vavassori si trova subito in difficoltà, sceso rapidamente a 0-30 nel proprio turno di servizio, completato poi da un doppio fallo che consegna una seconda palla break agli avversari. Krajicek, con il tempismo di chi sa sfruttare i momenti fragili, trova la risposta vincente e gli azzurri si ritrovano di nuovo sotto nel punteggio. A questo punto della partita, il panorama sembra delinearsi in favore dei favoriti del seeding.
La resistenza che cambia il corso della storia
Eppure, è proprio quando tutto sembrava scivolare via dalle mani che Bolelli e Vavassori iniziano a trovare risorse che fino a quel momento apparivano introvabili. La pressione, che era stata un nemico nella fase iniziale, diventa uno strumento di libertà. Gli azzurri cominciano a rischiare di più, a cercare soluzioni più aggressive ai momenti critici. Il servizio di Bolelli prende una piega differente, Vavassori inizia a leggere meglio i servizi avversari e la qualità del doppio migliora sensibilmente. La rimonta nel secondo set non è casuale: è il risultato di una gestione mentale superiore nel momento in cui il risultato pende dalla parte sbagliata.
Il tie-break del secondo set diventa l'episodio cruciale dove la partita cambia volto. Con il punteggio che rimane punto su punto, i due azzurri mostrano una lucidità affascinante. Ogni scelta tattica viene calibrata con precisione, i servizi si piazzano dove servono, i volley trovano lo spazio giusto. Il 7-6(5) che conclude il secondo set rappresenta il primo segnale serio che Bolelli e Vavassori non intendono arrendersi, che la partita è tutt'altro che scritta.
Il terzo set diventa una guerra di nervi. Entrambe le coppie giocano a un livello elevatissimo, gli errori sono rari e quando arrivano pesano tremendamente. I break non arrivano, i servizi tengono, la partita rimane in equilibrio precario. Allungare il match oltre le tre ore significa sottoporre il fisico a uno stress enorme, ma anche la mente inizia a subire il peso dell'incertezza. Bolelli e Vavassori però non vacillano. Quando tutto sembra destinato al tie-break conclusivo, loro trovano la lucidità necessaria per non farsi travolgere. E nel tie-break finale, al momento più delicato possibile, emergono vincenti.
Questo successo rappresenta un punto di svolta per la coppia italiana nel torneo statunitense. Per la prima volta nel loro percorso insieme agli US Open, Bolelli e Vavassori si ritrovano ai quarti di finale. Non è un traguardo scontato considerando la qualità della competizione e il numero di coppie d'eccellenza presenti nel tabellone. Il risultato però non deve sorprendere chi conosce il doppio: spesso i migliori match non vengono vinti dai giocatori più talentuosi, bensì da quelli capaci di gestire la pressione quando il tennis puro non basta più.
La strada che porta alle semifinali dello US Open passa adesso per un avversario ancora da determinare, ma la certezza è che Bolelli e Vavassori hanno dimostrato di possedere le qualità necessarie per competere al più alto livello. Una partita come quella contro Krajicek e Mektic, lungi dall'essere uno sprint verso il trionfo, rappresenta uno di quegli insegnamenti che permette ai team di crescere. I due azzurri ora sanno esattamente di cosa sono capaci quando il match diventa una questione di carattere oltre che di tecnica.