Lite tra Sakkari e Khachanov per il misto a New York

Continua a far discutere la gestione del doppio misto agli US Open, il torneo che rappresenta uno dei quattro appuntamenti più prestigiosi del calendario mondiale. Nelle ultime ore, sui social network è scoppiata una polemica che coinvolge due giocatori di rilievo del circuito internazionale: Maria Sakkari e Karen Khachanov hanno manifestato il loro disappunto per non essere stati inseriti nella lista dei partecipanti all'evento. I due atleti, entrambi con un ranking singolare di assoluto livello, si sono trovati concordi nel criticare i parametri utilizzati per la selezione delle coppie, sollevando interrogativi su quanto sia equo il sistema attualmente adottato.
Il contesto di questa controversia affonda le radici nel format sperimentale lanciato proprio nella scorsa edizione dell'Open americano. La USTA ha deciso di riprovare questo anno una formula innovativa, nata con l'intento di coinvolgere i migliori giocatori del mondo e renderli partecipi di un'esperienza che, tradizionalmente, rappresentava un ambito circoscritto agli specialisti della categoria. L'idea era lodevole: condensare tutti gli incontri in soli due giorni, con match rapidi e dall'alto contenuto spettacolare, in modo da attrarre l'attenzione del pubblico e, al contempo, permettere ai big del singolare di diversificare la propria esperienza agonistica.
Quando i criteri di selezione generano frustrazione
Il problema, però, risiede nei meccanismi di qualificazione adottati. Secondo le regole stabilite per questa edizione, l'accesso al doppio misto è garantito attraverso tre canali: sei coppie provenienti dal ranking ufficiale della specialità, otto inviti attraverso wildcard direttamente assegnate dagli organizzatori, e infine due ulteriori coppie che emergeranno dalle qualificazioni. Un sistema che, sulla carta, dovrebbe risultare inclusivo e variegato, ma che in pratica sta rivelando crepe significative. Maria Sakkari, atleta greca di grande spessore che ha già raggiunto il numero uno al mondo nel singolare femminile, ha commentato con una vena di ironia il mancato inserimento: «Sembra che non abbiamo superato il taglio», ha scritto nel corso di uno scambio pubblico su Instagram sotto il post ufficiale di Tennis Channel e della WTA.
Karen Khachanov, tennista russo con un palmares di eccellenza nel singolare e con alle spalle un'esperienza pluriennale nei massimi livelli del tennis mondiale, ha seguito a ruota il commento della collega greca, aggiungendo una considerazione ancora più critica: «A quanto pare bisogna essere tra i primi dieci per giocare lì». L'affermazione di Khachanov rappresenta un'analisi pungente del sistema: se davvero l'appartenenza alla top ten del ranking di doppio è un requisito predominante, allora si perde la vasta platea di giocatori top 50 nel singolare che potrebbero avere un appeal commerciale e sportivo considerevole. Due considerazioni che, prese insieme, fotografano un'insoddisfazione crescente nei confronti di un format pensato per essere democratico ma che, nei fatti, appare elitario e poco trasparente.
Il precedente dell'anno passato e le voci di boicottaggio
Non è la prima volta che il doppio misto negli US Open finisce al centro di discussioni accese e critiche feroci. Lo scorso anno, quando questo format fu introdotto per la prima volta, generò un acceso dibattito soprattutto tra gli addetti ai lavori della categoria doppio. Sara Errani e Andriy Vavassori, la coppia che trionfò nell'edizione precedente, si ritrovarono paradossalmente a difendere l'intera categoria dei doppisti specializzati da un'invasione di giocatori che, per quanto forti nel singolare, non aveva l'esperienza specifica della disciplina. La vittoria di una coppia di veri specialisti rappresentò un momento di riscatto per una categoria che si sente sempre più marginalizzata e sottovalutata dal sistema professionistico moderno.
Quello che emerge ora, però, è ancora più preoccupante: circolano voci insistenti di possibili boicottaggi da parte di alcuni atleti nei confronti dell'evento. Se confermato, questo sarebbe un segnale di forte malcontento verso le scelte organizzative prese da New York. Il doppio misto dovrebbe rappresentare un'occasione di spettacolo e di coinvolgimento del pubblico, ma se i criteri di selezione risultano nebulosi e frustranti per giocatori di caratura mondiale come Sakkari e Khachanov, allora è lecito chiedersi se il format stia funzionando veramente o se, al contrario, stia creando più problemi di quanti ne risolva.
La situazione richiede una riflessione profonda da parte della USTA e della federazione internazionale. È necessario chiarire pubblicamente e in dettaglio quali siano i criteri esatti di selezione, comunicarli in anticipo e con trasparenza a tutti gli interessati. Se il sistema si basa principalmente sul ranking di doppio, allora non ha senso illudere i giocatori forti nel singolare che possono partecipare facilmente. Se, invece, l'intento è veramente quello di miscelare le categorie, occorre riformare profondamente i parametri di ingresso e garantire un'equità che al momento non sembra essere presente.
La polemica sollevata da Sakkari e Khachanov non è una semplice lamentela di due atleti esclusi. È un campanello d'allarme che suggerisce come il tennis professionistico, nella sua ricerca costante di innovazione e spettacolo, debba prestare maggiore attenzione agli equilibri interni e al rispetto delle categorie tradizionali. Il doppio misto degli US Open ha tutte le carte in regola per diventare un evento affascinante e seguito, ma solo se le sue fondamenta normative risulteranno solide, trasparenti e universalmente riconosciute come giuste da tutti gli attori coinvolti.