Safin interroga l'era moderna: i campioni d'oggi reggono il confronto con i giganti?

La supremazia di Jannik Sinner e Carlos Alcaraz sul circuito ATP è ormai un dato consolidato. I due giovani campioni dominano il panorama tennistico mondiale con una larghezza di margine che non ha precedenti recenti, lasciando gli avversari a raccogliere le briciole di tornei e ranking points. Eppure, non tutti vedono in questo scenario il segno di una nuova era d'oro del tennis. Anzi, c'è chi la interpreta esattamente al contrario: come il sintomo di un declino generalizzato della qualità complessiva del circuito professionistico. A sollevare questo interrogativo provocatorio è stato Marat Safin, l'ex campione russo che non ha mai avuto peli sulla lingua e che continua a dire ciò che pensa senza filtri, anche quando le opinioni risultano scomode o impopolari.
Lo scetticismo di Safin sulla forza del tennis contemporaneo
Nel corso di una conversazione trasmessa su YouTube insieme alla sorella Dinara Safina e all'ex tennista russa Anna Chakvetadze, Marat Safin ha lanciato una critica radicale allo stato attuale del circuito ATP. Non si è trattato di una semplice osservazione occasionale, bensì di un'analisi strutturata che mette in discussione le fondamenta del tennis contemporaneo. Secondo l'ex numero uno mondiale, il livello complessivo della competizione avrebbe subito un calo significativo rispetto agli anni passati, un declino che avrebbe reso possibile per Sinner e Alcaraz raggiungere le vette che occupano attualmente. La provocazione di Safin tocca un nervo scoperto: se davvero la qualità generale fosse diminuita, allora i due giovani campioni non potrebbero essere considerati al medesimo livello dei colossi del passato, indipendentemente da quanti trofei conquistano.
Il messaggio di Safin è stato formulato con una precisione chirurgica. Ha chiarito di non intendere sminuire né Sinner né Alcaraz, sottolineando che il suo giudizio riguarda piuttosto il contesto in cui operano. "Non voglio sminuire nessuno. È semplicemente il mio punto di vista," ha dichiarato, prima di sviluppare il suo ragionamento. Secondo Safin, qualora Sinner e Alcaraz avessero gareggiato durante l'era dei Big Three – quella dominata da Federer, Nadal e Djokovic – oppure nei primi anni 2000, quando il circuito professionistico era caratterizzato da una profondità agonistica considerevole, i due campioni attuali non avrebbero mai raggiunto le posizioni di numero uno e numero due del ranking mondiale. È un'affermazione forte, che va al di là della semplice competizione sportiva e tocca questioni di valore assoluto e relativo nel tennis.
Il paragone con l'era dei Big Three: una stoccata a Federer
Particolarmente interessante è il modo in cui Safin ha affrontato il confronto diretto con Roger Federer. Quando gli è stato chiesto se Sinner potesse essere paragonato al fenomeno svizzero, la risposta è stata inequivocabile: "No, non sono minimamente al livello di Federer. È un livello completamente diverso. Per raggiungere il livello di Federer, bisogna ancora crescere molto." Queste parole non lasciano spazio a interpretazioni. Safin riconosce a Federer una superiorità tecnica e prestazionale che, a suo avviso, Sinner non ha ancora dimostrato di possedere, indipendentemente dalla sua supremazia contemporanea. Il confronto tra epoche diverse del tennis non è puramente accademico: sottintende una valutazione profonda delle capacità tecniche, della resilienza mentale, della versatilità tattica e della capacità di affrontare avversari di altissimo livello che caratterizzavano il tennis di qualche decennio fa.
La critica di Safin tocca anche la questione della profondità del circuito. Durante l'era dei Big Three, un giocatore non doveva affrontare solamente uno o due avversari formidabili, ma un numero considerevole di competitors estremamente preparati e competitivi. La lotta per ogni punto era spietata, il livello tecnico diffuso era elevatissimo, e le marginalità di errore erano minime. Oggi, secondo questa prospettiva, la situazione sarebbe radicalmente diversa: Sinner e Alcaraz si troverebbero in una posizione di quasi monopolio, non tanto perché abbiano raggiunto livelli straordinari, quanto perché il resto del circuito avrebbe subito un significativo calo di qualità generale.
Safin ha sottolineato anche come le pressioni psicologiche e competitive della sua epoca fossero ben distribuite lungo tutto l'arco della stagione. Mentre oggi le sfide decisive si concentrano nei match contro pochi avversari specifici, nei primi anni 2000 e durante l'era federeriana ogni torneo, ogni ronda rappresentava una montagna da scalare. La fatica accumulata lungo il cammino verso i vertici del ranking era quindi nettamente superiore, il che richiedeva una resistenza mentale e fisica di ordine diverso da quella richiesta dal panorama contemporaneo. Questa osservazione suggerisce che il tennis attuale, con tutta la sua efferatezza tattica e il suo contenuto tecnico, potrebbe comunque rappresentare uno scenario competitivo meno severo nel complesso.
Un'analisi sulla qualità complessiva del circuito ATP
La dichiarazione di Safin secondo cui "il livello del tennis è calato" non è una critica vaga, ma il frutto di un'osservazione attenta di come il circuito si sia evoluto nel tempo. L'ex campione russo riconosce di non avere una spiegazione definitiva per il fenomeno – "non so perché sia successo, ma il livello non è più lo stesso" – ma la percezione è chiara e decisa. Questo calo, se reale, potrebbe essere attribuito a vari fattori: dalla minore competitività nei tornei secondari, alla possibile diminuzione della qualità media dei giocatori che emergono dalle accademie, fino alle modifiche nel circuito e nella struttura dei tornei stessi.
Vale la pena sottolineare che le considerazioni di Safin provengono da uno che ha vissuto il tennis professionistico da protagonista assoluto, che ha combattuto contro Federer, Nadal e Djokovic nei loro anni di massimo splendore, e che possiede quindi una prospettiva privilegiata per valutare i cambiamenti generazionali. Non si tratta di nostalgia cieca per il passato, bensì di un'analisi comparativa tra epoche diverse. La questione sollevata da Safin rimane aperta e dibattuta: è un calo reale oppure una percezione distorta dall'effetto della novità? Il tempo e l'analisi futura forniranno risposte più definitive, ma intanto il dibattito continua a interessare appassionati e addetti ai lavori.
Ciò che emerge da queste considerazioni è la complessità insita nel valutare la qualità dello sport nel tempo. Sinner e Alcaraz sono indubbiamente giocatori di eccezionale valore, capaci di colpi spettacolari e di una coerenza agonistica impressionante. Tuttavia, la domanda che Safin pone implicitamente rimane pertinente: sarebbero altrettanto dominanti in un circuito più competitivo in profondità? La risposta a questa domanda non cambierà certamente il valore dei loro successi attuali, ma contribuirà a definire il contesto storico nel quale il loro tennis si sviluppa.