Panatta avverte: il tennis azzurro non può crollare senza i suoi eroi

Adriano Panatta, quella leggenda vivente del tennis italiano che ha sollevato la Coppa Davis nel lontano 1976, non ha fretta di cantare il requiem per una stagione che, nonostante gli assenti eccellenti, continua a regalare soddisfazioni al movimento tricolore. Intervistato da Tennis World Italia in merito alle performances azzurre agli US Open appena conclusi, l'ex campione ha offerto una prospettiva equilibrata e consapevole, rifiutando di trasformare l'assenza di Jannik Sinner in una tragedia nazionale o in un motivo per dubitare della solidità raggiunta dal tennis italiano negli ultimi anni.
L'edizione 2024 dello Slam newyorchese ha rappresentato uno dei rari appuntamenti della stagione nel quale l'Italia non ha potuto contare sui suoi migliori interpreti nelle fasi decisive della competizione. Sinner, numero uno del ranking mondiale, è rimasto ai box per questioni fisiche legate a un fastidio al ginocchio che ha richiesto prudenza gestionale. Parallelamente, Carlos Alcaraz, il fenomeno spagnolo che incalza costantemente il tennista azzurro per il primato assoluto, si è presentato al torneo ancora in fase di recupero, non nelle condizioni di brillantezza che contraddistinguono le sue migliori performance. Questi elementi hanno inevitabilmente pesato sul cammino dei rappresentanti italiani nella ricerca di una qualificazione ai quarti di finale.
Un campanello d'allarme relativo, non assoluto
Eppure, con quella saggezza che contraddistingue chi ha vissuto il tennis d'élite da protagonista, Panatta ha scelto di non drammatizzare l'esito dello US Open dal punto di vista della penetrazione azzurra nel torneo. Secondo l'ex campione, la comunità tennistica italiana deve sottrarsi alla tentazione di trasformare ogni assenza in una catastrofe, soprattutto considerando il patrimonio di vittorie e traguardi che il movimento ha accumulato di recente. "Gli italiani stanno facendo grandi cose negli ultimi anni. E poi abbiamo il migliore al mondo in casa", ha dichiarato Panatta, ricordando che la semplice esistenza di Sinner al vertice della gerarchia mondiale rappresenta già di per sé un elemento di straordinaria importanza per lo sviluppo e la visibilità del tennis italiano.
La riflessione dell'ex campione Davis tocca un punto cruciale nella psicologia collettiva di una nazione sportiva: il pericolo di abituarsi al successo al punto da trasformare ogni episodio di discontinuità in un segnale di declino. "Forse eravamo abituati troppo bene", ha osservato Panatta con una punta di ironia costruttiva, suggerendo che l'assenza di un italiano nei quarti di finale dello US Open rappresenti un'anomalia rispetto agli standard recenti, ma non una conferma di una perdita di competitività generale. È una distinzione sottile ma importante: quella tra una battuta d'arresto tattica e una crisi strutturale.
Il ritorno imminente delle stelle: una questione di tempo e fisiologia
Sulla questione del rientro in campo sia di Sinner che di Alcaraz, Panatta si mostra fermamente fiducioso, ancorando la sua ottimismo a considerazioni di carattere biologico e atletico. Entrambi i giocatori posseggono l'età dalla loro parte—Sinner ha 23 anni, Alcaraz 21—e la scienza dello sport conferma che i corpi giovani, supportati da strutture di recupero sofisticate e da staff medici di prim'ordine, tendono a rigenerarsi con rapidità sorprendente rispetto agli organismi più maturi.
Panatta ha sottolineato come Sinner, nonostante il forfait a New York, abbia accumulato nel 2024 un numero straordinario di vittorie nel circuito professionistico, testimonianza di una solidità e di una consistenza che non possono essere cancellate da un singolo infortunio o da una pausa precauzionale. "Se il ginocchio lo ha frenato è giusto che si sia preso del tempo", ha affermato l'ex numero uno italiano, riconoscendo la saggezza di una gestione conservativa che privilegia l'integrità fisica a lungo termine rispetto ai risultati immediati. Ha vinto tante partite quest'anno: questa affermazione, pur semplice, racchiude la verità fondamentale secondo cui un campione come Sinner non si costruisce in un singolo torneo ma in una progressione annuale di prestazioni.
Per quanto riguarda Alcaraz, Panatta ha riconosciuto che lo spagnolo non ha raggiunto il Flushing Meadows nelle sue migliori condizioni fisiche e competitive. Tuttavia, proprio come nel caso di Sinner, l'assenza di una forma ottimale è tutt'altro che sinonimo di tramonto o di perdita permanente di qualità. Anzi, rappresenta semplicemente una fase di transizione all'interno di un percorso ancora in via di definizione per uno dei talenti più straordinari del circuito moderno. Secondo Panatta, il recupero di Alcaraz sarà rapido, proprio come accadrà con Sinner: "Sono giovani e recupereranno rapidamente. Tranquilli, torneranno, ne sono certo".
Le parole di Adriano Panatta arrivano come un contrappeso necessario al catastrofismo mediatico che talvolta accompagna i grandi tornei del tennis. Esse ci ricordano che il tennis, più di molti altri sport, è una disciplina dove il lungo termine conta immensamente più del breve termine, dove la qualità assoluta dei giocatori non scompare dietro l'angolo di un infortunio mal gestito, e dove la gioventù, combinata con il talento, rimane l'arma più potente per il ritorno ai vertici. L'US Open senza Sinner nel tabellone principale e con un Alcaraz non al meglio rappresenta un episodio di una serie molto più lunga: quella di una nuova era del tennis dove il dominio incontrastato di pochi giganti plasmherà il volto del sport per gli anni a venire.