Mouratoglou svela chi governa gli Slam: il confronto tra leggende e campioni odierni

Patrick Mouratoglou non ama mezze misure. Il noto allenatore francese, che ha costruito la sua reputazione lavorando con alcuni dei migliori talenti del tennis mondiale, ha deciso di mettersi in gioco con una valutazione coraggiosa e opinabile come poche: individuare il miglior giocatore nella storia di ogni torneo del Grande Slam, e accanto a questo, identificare chi domina le superfici specifiche nell'era contemporanea. Il risultato è una fotografia affascinante del tennis, dove leggende indiscusse si affiancano a stelle nascenti che stanno scrivendo le loro storie.
L'esercizio proposto da Mouratoglou non è semplice vanità intellettuale. Dietro ogni scelta c'è una logica precisa: la capacità di adattarsi a una superficie particolare, il numero di vittorie accumulate in quel torneo, lo stile di gioco, l'epoca in cui si è giocato. È un modo per comprendere come il tennis si sia evoluto nel tempo, come le tecniche moderne confrontarsi con quella che potremmo definire la bellezza stilistica di epoche precedenti. Quando Mouratoglou parla, gli addetti ai lavori ascoltano, perché dietro le sue parole c'è una competenza costruita sul campo, tra allenamenti e strategie tattiche.
I campioni della terra rossa e il dominio senza tempo di Nadal
Cominciamo da Parigi e dal Roland Garros, il torneo della terra rossa dove la storia del tennis ha scritto alcune delle sue pagine più indelebili. Per Mouratoglou, quando si parla di eccellenza assoluta su questa superficie, non c'è possibilità di discussione: Rafael Nadal rimane il riferimento. Non è retorica, ma semplice aritmetica transcurale. Quattordici titoli vinti dal maiorchino rappresentano una montagna impossibile da scalare, un record che Mouratoglou stesso mette in discussione con una domanda retorica: chi mai potrà eguagliarlo? L'allenatore francese riconosce che altri campioni hanno lasciato il segno a Parigi — Björn Borg con la sua eleganza svedese, altri ancora — ma i numeri e la ripetizione vincente di Nadal creano un solco incolmabile.
Nella contemporaneità, però, il discorso cambia. Carlos Alcaraz ha ereditato il trono della terra rossa con prestazioni che dimostrano come il giovane murciano abbia compreso l'essenza del gioco su questa superficie. Alcaraz rappresenta la sintesi tra la potenza moderna e la capacità tattica di leggere il gioco, qualità che lo rendono il dominatore attuale della specialità parigina. Nel comparto femminile, Mouratoglou celebra Chris Evert per il passato e riconosce in Iga Swiatek la regina del presente, un'erede consapevole della tradizione che la superficie rossa richiede.
L'erba di Wimbledon: tra federeriana eleganza e la rinascita di Sinner
Arrivando al prato di Wimbledon, il discorso si fa ancora più affascinante. Roger Federer rimane, per Mouratoglou, il paradigma assoluto di eccellenza storica sul verde londinese. La scelta non è casuale: oltre ai numeri — otto titoli conquistati dall'elvetico — c'è la questione dello stile, dell'armonia tattica, di come Federer ha trasformato Wimbledon in un teatro dove il tennis sembrava una forma d'arte. Certo, Novak Djokovic avrebbe meriti equiparabili con i suoi cinque successi, ma secondo l'allenatore francese, lo stile di gioco di Federer rispetta in modo più puro l'essenza del torneo.
Nell'immediato presente, Jannik Sinner emerge come la figura dominante sull'erba, tanto da meritarsi l'etichetta di «dominante su questa superficie» secondo le parole di Mouratoglou. Il giovane azzurro ha dimostrato, negli ultimi anni, una capacità di adattamento straordinaria al prato, combinando servizio potente, volée incisiva e capacità di leggere i rimbalzi bassi tipici di Wimbledon. Rappresenta una continuità evolutiva con il passato, raccogliendo l'eredità federeriana ma applicandola attraverso il linguaggio tattico della tennis contemporanea.
Melbourne e New York: il duello tra Sinner e Alcaraz
Per quanto riguarda gli Australian Open, il verdetto storico assegna a Novak Djokovic il primato assoluto. Il serbo ha trasformato il torneo australiano in un dominio personale, vincendolo nove volte nel corso della sua straordinaria carriera. Tuttavia, Mouratoglou non ignora come il recente passato appartiene a Jannik Sinner, il quale ha impresso il suo sigillo sugli Open australiani con prestazioni che lo rendono il migliore dell'era contemporanea. «Se si guarda la storia degli ultimi anni» osserva l'allenatore, «è il più dominante», una dichiarazione che colloca Sinner in una posizione privilegiata nell'evoluzione del tennis moderno.
Agli US Open, infine, Mouratoglou colloquia Pete Sampras tra i titani della storia. Il colpo di genio di Sampras — diventare il più giovane vincitore di questo Slam, e poi ritirarsi dal tennis proprio dopo aver conquistato l'ultimo grande titolo della sua carriera — rappresenta un'unicità che difficilmente si ripeterà. Nel presente, Carlos Alcaraz domina il torneo newyorkese con una supremazia che non lascia margini di dubbio. Negli ultimi due anni, secondo Mouratoglou, Alcaraz è stato semplicemente il giocatore più dominante, padrone del cemento americano con una combinazione letale di potenza, precisione e mentalità vincente.
Quello che emerge dall'analisi di Mouratoglou è il ritratto di un'era di transizione nel tennis maschile: da una parte la leggendaria eccellenza del passato, incarnata da nomi come Federer, Sampras e Nadal; dall'altra, la forza bruciante di Sinner e Alcaraz, che stanno scrivendo i capitoli iniziali di quelle che potrebbero diventare carriere destinate a rivaleggiare con le più grandi della storia. Il tennis, in fondo, è sempre stato una conversazione tra le generazioni.