Berrettini vuole sorprendere agli US Open: il laziale cerca rivincita

Mancano pochi giorni al via dello US Open 2026, l'ultimo grande appuntamento della stagione tennistica internazionale. Nel tabellone principale dell'evento newyorchese figurano dieci giocatori italiani, una rappresentanza che testimonia la vitalità del movimento nostrano, pur in assenza di Jannik Sinner che rimane protagonista assoluto nel circuito. Tra questi atleti spicca il nome di Matteo Berrettini, il romano che a Flushing Meadows ha scritto pagine importanti della propria storia agonistica e che ora intende ridisegnare il proprio percorso attraverso una ricerca costante di lucidità tecnica e stabilità fisica.
Il peso dei ricordi e la forza di un torneo che ha cambiato tutto
Per comprendere pienamente il significato che lo US Open riveste nell'animo di Berrettini occorre tornare al settembre del 2019, un momento cruciale che segnò un punto di non ritorno nella sua carriera. In quell'edizione del torneo, il giocatore romano sprigionò un tennis di rara qualità, catalizzando l'attenzione del pubblico internazionale e dimostrando di possedere le credenziali per competere stabilmente tra i migliori del pianeta. Quella spedizione americana non rappresentò soltanto una buona prestazione sportiva, bensì un vero e proprio spartiacque: fu infatti in seguito a quei giorni newyorchesi che Berrettini riuscì a entrare nella top ten mondiale, conquistando una consapevolezza profonda dei propri mezzi e della capacità di confrontarsi con i campioni su cinque set.
Ripercorrendo le proprie emozioni pochi giorni prima dello slam, Berrettini ha voluto sottolineare proprio questo valore simbolico dell'evento. Ai microfoni di Sky Sport ha dichiarato: «A New York ricordi speciali, ho tanta voglia di giocare. Questo è stato un torneo che ha aperto le porte della mia carriera a questo livello. Da lì a poco sono entrato in top 10 e ho acquisito la consapevolezza di poter giocare contro i migliori al meglio dei 5 set. Torneo speciale per un milione di motivi. Sono già passati 7 anni, ma è un torneo che porto nel cuore». Parole che risuonano di nostalgia ma anche di determinazione, consapevolezza che i palcoscenici che ci hanno regalato gioie rimangono incisi nella memoria e nelle motivazioni di ogni atleta.
Una condizione fisica rinvigorita e la sfida a Wawrinka
L'approccio che Berrettini intende adottare per questa spedizione americana si basa su fondamenta concrete e sul riconoscimento di elementi che precedentemente non aveva sufficientemente curato. Durante l'intervista ha evidenziato come la preparazione stia procedendo secondo i piani prefissati: «Mi sto allenando bene e ho tanta voglia di fare. È bello tornare qui. Ho capito che devo stare bene, creare un ambiente che mi fa stare bene con il mio team, con le persone che mi sono accanto. Grazie a quello poi posso arrivare in campo e gestire determinate difficoltà. Questa città mi ha dato tantissime gioie». Un messaggio che rivela una maturità consapevole: la ricerca dell'eccellenza atletica non può prescindere dal benessere psicologico e dalla costruzione di un ecosistema umano solido intorno al giocatore.
Al primo turno, il destino del tabellone metterà di fronte Berrettini a Stan Wawrinka, il veterano svizzero che a New York vivrà il suo ultimo slam in carriera. Si tratta di un confronto carico di significati simbolici: due giocatori che rappresentano epoche diverse del tennis mondiale, che si ritrovano in un momento particolare delle loro rispettive parabole. I precedenti tra i due vedono uno scontro già disputato a Wimbledon, dove Berrettini aveva raggiunto il terzo turno, dimostrando di poter affrontare i big dell'erba britannica. Questa volta, la superficie in cemento dell'USTA National Tennis Center potrebbe offrire dinamiche diverse, e il romano avrà l'opportunità di dimostrare se la stagione di preparazione ha effettivamente portato frutti tangibili. In caso di successo, la strada porterebbe direttamente a un confronto con Novak Djokovic, il numero uno del seeding, un avversario affatto scontato che rappresenterebbe una vera e propria montagna da scalare.
Il significato della presenza di dieci azzurri nel tabellone principale dello slam americano non deve essere sottovalutato. Pur nella consapevolezza dell'assenza di Sinner, che continua a dominare la scena internazionale, il movimento italiano del tennis dimostra una profondità e una solidità notevoli. Berrettini, in questo contesto, rappresenta una figura centrale: non è un esordiente alla ricerca di consacrazione, bensì un campione che sa di poter ancora stupire e che intende trovare il modo di risalire nella graduatoria mondiale sfruttando il palcoscenico newyorchese, lo stesso che sette anni fa gli ha cambiato la prospettiva professionale.
La strada che porta a veri successi agli US Open 2026 passa necessariamente dalla capacità di Berrettini di trovare equilibrio tra l'aggressività tecnica che ha sempre caratterizzato il suo gioco e una gestione intelligente della fatica su cinque set. Nel cemento veloce di New York, dove il servizio costituisce un'arma fondamentale, il romano possiede i mezzi per creare difficoltà serie a chiunque. Quello che serve è la continuità, la solidità mentale nel gestire i momenti critici della partita, e soprattutto la fiducia nei propri colpi, quella stessa fiducia che sette anni fa gli permise di lasciare il segno nel cuore della Grande Mela.
La sensazione è che Berrettini affronti questo US Open con una mentalità consapevolmente costruita su esperienze passate e su una ricerca sincera di sé stesso, sia dal punto di vista atletico che umano. Non è una questione di nostalgia, bensì di continuità: New York rimane il simbolo della sua ascesa, e tornare in quell'arena con uno stato psicofisico rinnovato rappresenta un'occasione per riscrivere capitoli importanti della propria storia agonistica. Il primo turno contro Wawrinka sarà illuminante per comprendere se questa preparazione ha realmente portato frutti, e se il romano è pronto a sorprendere ancora il mondo del tennis internazionale.