Wimbledon, Cobolli rischia grosso con Duckworth sull'erba inglese

Flavio Cobolli si prepara a una sfida tutt'altro che scontata al secondo turno di Wimbledon 2026. Dopo una battaglia estenuante contro l'argentino Sebastian Navone, che lo ha costretto a una rimonta drammatica conclusa solo mercoledì sera, il tennista romano deve affrontare l'australiano James Duckworth su una superficie che tradizionalmente rappresenta una zona grigia per molti giocatori moderni. Se da una parte il ranking parla chiaro – Cobolli è numero 10 del mondo mentre Duckworth occupa la 79ª posizione – dall'altra il contesto della competizione e le caratteristiche tecniche dell'avversario impongono la massima cautela a chi vuole proseguire il cammino nel prestigioso torneo britannico.
Una vittoria che ha lasciato tracce evidenti
Il primo turno londinese si è rivelato decisamente più insidioso del previsto per il finalista del Roland Garros. Navone ha sorpreso tutti dominando il primo set con un clamoroso 6-1, mettendo subito in discussione la preparazione e lo stato fisico del romano. Quello che avrebbe potuto essere uno dei match più agevoli del torneo si è trasformato in una maratona complessa: Cobolli ha dovuto tirar fuori il carattere e la qualità tecnica per risalire la china, vincendo ai tie-break il secondo e il quarto set e conquistando il terzo parziale per 6-3. La partita, interrotta per oscurità martedì sera durante il quarto set e ripresa il giorno seguente, ha richiesto complessivamente tre ore e mezza di gioco intenso. Uno sforzo considerevole che potrebbe naturalmente influenzare il grado di freschezza fisica disponibile per l'impegno odierno contro Duckworth.
Duckworth: un rivale ingannevole tra erba e statistiche
James Duckworth rappresenta proprio quella tipologia di avversario che il tennis moderno adora proporre nei turni iniziali degli Slam: sulla carta completamente abbordabile, ma capace di creare notevoli fastidi se non affrontato con il giusto atteggiamento mentale. Il trentaquattrenne di Sydney ha dato buone prove nel primo turno, superando il solido olandese Tallon Griekspoor con un convincente 6-4, 4-6, 7-5, 6-4. Tuttavia, le settimane precedenti Wimbledon hanno raccontato una storia ben diversa per l'atleta australiano. Al Roland Garros, Duckworth si è fermato al secondo turno soccombendo allo spagnolo Rafael Jodar, mentre poco dopo ha trovato il muro rappresentato dal ceco Jiri Lehecka agli ottavi di Stoccarda. Ancora più preoccupante il bilancio sui prati britannici: non ha superato le qualificazioni né al Queen's né a Eastbourne, due tornei considerati fondamentali per chi vuole arrivare ben preparato a Wimbledon.
Questo mix di risultati contrastanti suggerisce un giocatore attraversato da una forma altalenante, con momenti di lucidità intervallati da cali di concentrazione. In una competizione al meglio dei cinque set, come sono gli Slam maschili, questa incostanza potrebbe rivelarsi un'arma a doppio taglio: se Duckworth dovesse trovare il giusto ritmo nelle prime battute, potrebbe complicare significativamente la vita a Cobolli; al contrario, se l'azzurro riuscisse a controllare il match nei momenti topici, la superficie e la pressione psicologica potrebbero accelerare il processo di disfacimento dell'australiano.
L'erba di Wimbledon, spesso descritta come il grande livellatore del tennis contemporaneo, rappresenta comunque una variabile che merita considerazione. Non è un segreto che su questa superficie il margine di errore si restringe considerevolmente, le palle rimbalzano basse e rapide, e il servizio acquisisce un'importanza ancora più decisiva rispetto ai tornei su altre superfici. Sebbene Duckworth non sia una figura specialmente rinomata come specialista dei prati, la sua capacità di muoversi velocemente da fondo campo e la sua esperienza nel circuito ATP potrebbero renderlo un osso duro nei primi set.
Per Cobolli, la sfida risiede principalmente nel gestire il potenziale affaticamento residuo mantenendo al contempo la concentrazione massima fin dal primo game. Una giornata storta sull'erba, specialmente se accompagnata da una ripresa d'energia da parte dell'avversario, potrebbe trasformare una partita teoricamente favorevole in un test estenuante. È proprio in questi frangenti che gli Slam londinesi si guadagnano la reputazione di torneo impredibile: apparecchia i favori del pronostico a chi è meglio classificato, ma poi ripone sempre sul tavolo delle sorprese, soprattutto tra il primo e il secondo turno, quando la stanchezza mentale e fisica inizia a farsi sentire sui giocatori reduce da impegni massacranti nelle battute iniziali.