Jasmine torna in campo: US Open sarà il banco di prova del recupero

Jasmine Paolini sta per affrontare una sfida che va ben oltre il primo turno degli US Open 2026. Non è soltanto la partita contro la slovena Veronika Erjavec a rappresentare il vero ostacolo sulla strada della migliore tennista italiana, ma piuttosto il difficile percorso del ritorno agonistico dopo uno stop prolungato che ha segnato profondamente le ultime settimane della campagna tennistica mondiale. La toscana, ferma dal 8 luglio quando capitolò nei quarti di Wimbledon contro l'ucraina Marta Kostyuk, si appresta a scendere in campo nuovamente con l'obiettivo primario di ritrovare ritmo, fiducia e soprattutto la continuità fisica che le problematiche al piede le hanno negate nei mesi passati.
Più di un mese lontano dalla competizione: i perché di una scelta difficile
La decisione di saltare l'intero swing nordamericano estivo rappresenta una scelta coraggiosa e consapevole da parte di Paolini e del suo team. Restare a casa, lontano dai riflettori e dalle pressioni del circuito, osservando da spettatrice le partite degli altri colleghi, è stata una rinuncia non facile da digerire per una campionessa abituata a scendere regolarmente in campo. Eppure la tennista toscana ha compreso perfettamente che il recupero dalla problematica al piede richiedeva tempo, non affrettamenti e improvvisazioni che avrebbero potuto peggiorare la situazione. Negli ultimi mesi, mentre il tour proseguiva senza sosta, Paolini ha lavorato in palestra, ha curato ogni dettaglio della riabilitazione e, soprattutto, ha permesso al suo corpo di rigenerarsi dopo due anni di tennis giocato ai massimi livelli competitivi.
«È stato difficile stare lontano dai tornei, rimanere a casa a guardare le partite», ha ammesso la giocatrice in un'intervista carica di onestà, «però avevo bisogno di riposo. Abbiamo cercato di riposarci il più possibile e poi di mettere il lavoro in palestra, tutto quello che si potesse fare». Questa dichiarazione rivela la maturità di una atleta consapevole che il riposo non è debolezza bensì una componente fondamentale della preparazione atletica di alto livello. Paolini è giunta a Flushing Meadows con qualche giorno di anticipo, cercando di ridurre al minimo i fattori di stress e offrendo al suo corpo il tempo necessario per adattarsi alle specifiche caratteristiche della superficie cementizia americana.
Il ritorno di Marc Lopez: un'energia positiva nel team
Un elemento significativo nel puzzle della preparazione di Paolini riguarda il ritorno di Marc Lopez nel suo team. L'ex tennista spagnolo, che ha mantenuto un rapporto costante con la numero uno italiana fin dallo scorso anno, rientra nel progetto con una carica motivazionale considerevole. «Con lui ho sempre avuto un bel rapporto, mi sono sempre continuata a sentire dall'anno scorso fino ad adesso, ha una grande energia», ha spiegato Paolini durante l'intervista a SuperTennis. «Sono contenta che sia tornato nel mio team, vedremo come andrà il lavoro, mi piace e sono soddisfatta di averlo nel mio team perché secondo me è una persona che mi può aiutare tanto». La scelta di affiancare di nuovo Lopez rappresenta una dichiarazione di intenti: Paolini intende circondarsi di figure che non solo abbiano competenza tecnica, ma che trasmettano positività e fiducia, qualità indispensabili quando si torna in campo dopo un'assenza prolungata.
La testimonianza di un continuo dialogo tra coach e giocatrice durante il mese e mezzo di stop sottolinea come il lavoro sia proseguito anche a distanza, attraverso discussioni, studi di video e pianificazione degli aspetti tattici. Questo approccio consente a Paolini di presentarsi agli US Open non come una giocatrice che riprende completamente da zero, bensì come un'atleta che ha mantenuto la connessione mentale con il suo staff pur concedendosi il recupero fisico necessario.
«Sto andando abbastanza bene, sto cercando di entrare il più possibile nel ritmo», ha dichiarato la toscana alla vigilia del primo turno. «Non sarà facile ma cerco di rimanere positiva». Queste parole riflettono un atteggiamento realistico ma ottimista: Paolini non si illude che il rientro sarà immediato e privo di difficoltà, ma esprime fermamente la volontà di affrontare le sfide con la giusta mentalità. La partita contro Erjavec diventa quindi un primo banco di prova cruciale per comprendere a che punto sia il percorso di recupero della migliore tennista tricolore.
Lo spettro del piede e il bisogno di ritrovare il tennis di vertice
«Spero che il piede non mi tradisca più e di ritrovare anche il mio tennis, la giusta mentalità». Questa dichiarazione racchiude in poche parole l'intera complessità della situazione di Paolini. Il piede rappresenta un incognita che non scompare completamente dal radar, una minaccia costante che ha accompagnato la giocatrice per troppo tempo. Il vero successo del rientro non dipenderà solo dal superamento del primo turno, ma dalla capacità di dimostrare che il problema fisico è stato effettivamente risolto e non costituisce più un limite alla qualità del tennis che la toscana è in grado di esprimere.
Paolini ha attraversato due anni di tennis straordinario, raggiungendo vertici che la maggior parte delle tenniste può soltanto immaginare. Tuttavia, quell'altissimo livello di prestazioni è stato accompagnato da uno stress fisico considerevole, e il corpo ha finito per ribellarsi. Ora, mentre torni agli US Open, l'obiettivo non è semplicemente tornare al livello pre-stop, ma trovare un equilibrio tra l'agonismo e la gestione intelligente delle proprie risorse fisiche. Il tennis di Paolini è costruito su movimenti laterali rapidi, su una battuta aggressiva e su un gioco offensivo dalla linea di fondo: tutte caratteristiche che richiedono un piede sano e affidabile.
Flushing Meadows rappresenta un'occasione fondamentale per quella che potrebbe essere considerata una sorta di rinascita. Non perché il periodo di assenza abbia cancellato le capacità tecniche di Paolini, ma perché il rientro in un Grande Slam, l'ultimo della stagione, porta con sé un significato simbolico importante. Riuscire a competere al massimo livello in questa circostanza significherebbe mandare un messaggio chiaro: Jasmine Paolini è tornata, il piede non è più un problema, e il tennis italiano ha ancora molto da dire nei mesi e negli anni a venire.