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Fokina sorprende: rimonta straordinaria contro Jodar, la magia del dritto decide

2026-10-18 · Tennis Trade
Shanghai, Fokina rimonta e trascina Jodar al set decisivo: il rovescio spagnolo cambia tutto

La finale del Masters 1000 di Shanghai si trasforma completamente nel secondo set. Dopo una prima frazione completamente dominata da Carlos Jodar, che aveva messo in campo un tennis offensivo e preciso, il giovane talento spagnolo Alejandro Davidovich-Fokina ritrova le coordinate e costringe l'avversario a una partita vera, dove margini di errore si assottigliano e il dramma agonistico torna protagonista. Quella che sembrava una marcia trionfale del mancino di Malaga si complica terribilmente, e la sfida che doveva concludersi in due set promette ora di andare alla distanza.

Una rimonta costruita sulla resistenza mentale

Il secondo parziale rappresenta un cambio di paradigma rispetto al primo. Se nel primo set Jodar aveva imposto il proprio ritmo sin dalle battute iniziali, nel secondo Fokina inizia a respingere con maggior efficacia e a costruire un'alternativa tattica. Il classe 2006 ritrova fiducia nei propri colpi, in particolare nel servizio e nella risposta, elementi fondamentali in una finale di questo livello. La pressione psicologica di giocare la propria prima finale Masters 1000 pesa evidentemente sulle spalle di Jodar, che mostra crepe evidenti nella gestione del vantaggio. Fokina, al contrario, dimostra una capacità di adattamento e una solidità mentale che non tutti i giovani giocatori possiedono a questa età. La sua esperienza, seppur brevissima ai massimi livelli, gli permette di leggere il momento e di capitalizzare le opportunità che il tennis presenta.

Il momento cruciale arriva nel corso del secondo set quando Jodar riesce a ottenere il break nel quinto game, un vantaggio che sembrerebbe poterlo avvicinare verso la conclusione. Tuttavia, il vantaggio non si trasforma in sicurezza. Tra il settimo e l'undicesimo game, Jodar si ritrova di fronte a ben cinque palle break, tutte sprecate. Queste occasioni mancate rappresentano il crocevia della finale: ogni break point non sfruttato è un'iniezione di fiducia per l'avversario e una ferita autoprocurata per chi le concede. Fokina, dal canto suo, sa di essere vivo nel match e continua a premere, continuando a lottare per ogni punto senza mai arrendersi mentalmente.

Il tie-break che decide il pomeriggio: il dritto che tradisce

Così il secondo set arriva al tie-break, lo sconto decisivo quando i servizi non riescono a chiudere i giochi. Fino al 5-5 il quadro rimane perfettamente equilibrato, con entrambi i giocatori che giocano con tensione e concentrazione elevatissime. Ogni punto viene conteso come fosse l'ultimo, ogni servizio è provato con la massima intensità possibile. È in questo contesto che arriva l'episodio determinante: Jodar commette un errore di lunghezza con il dritto, il colpo considerato oggi la base dell'offensiva nel tennis moderno. Il dritto, nella strategia tattica del giovane spagnolo, dovrebbe rappresentare un'arma d'attacco, eppure proprio con questo colpo sbaglia la misura, mandando la palla al di là della riga. È un errore non forzato, un'occasione sprecata da Jodar che regala a Fokina il set point quando il momento è più delicato.

Fokina, con la pressione addosso ma con l'istinto del combattente, non tremolina di fronte alla responsabilità. Piazza una prima di servizio vincente, precisa e devastante, che Jodar non riesce nemmeno a toccare. Il set va a Fokina 7-5 al tie-break, e il match torna in perfetta parità. Un risultato che ribalta completamente la narrazione della finale e che trasforma quella che appariva come una progressione logica verso il titolo in una vera battaglia.

Questo secondo set è rivelatore del valore di Fokina come tennista. Nonostante la giovane età e l'inesperienza relativa alle finali dei tornei principali, dimostra di possedere quella qualità intangibile che separa i giocatori buoni da quelli che hanno potenziale di divenire campioni: la capacità di reagire quando le cose si complicano. Non crolla psicologicamente, non accusa il colpo, bensì utilizza il momento di vulnerabilità dell'avversario per ribaltare l'inerzia del match. La resistenza non è solo fisica, ma anche e soprattutto mentale.

Per quanto riguarda Jodar, il rammarico è genuino. Aveva la possibilità di chiudere con due set e invece si trova ora a dover affrontare un terzo parziale dove la stanchezza, sia fisica che emotiva, potrebbe fare la differenza. Le cinque palle break mancate rappresenteranno un'occasione di crescita, una lezione su come il tennis ai massimi livelli non perdoni. Non basta avere il controllo del match; bisogna anche sapere come chiudere quando l'opportunità si presenta. È una dinamica che caratterizza le partite tra esperti, dove margini di errore si misurano in centimetri e in frazione di secondi.

La finale ora si decide al terzo set, in quella che promette di essere una sfida entusiasmante per il pubblico e affascinante dal punto di vista tattico. Shanghai avrà la sua partita vera, quella dove entrambi gli atleti dovranno attingere alle proprie riserve mentali e fisiche per prevalere. Il tennis dei prossimi game deciderà chi alzerà il trofeo Masters 1000, e senza dubbio lo spettacolo sarà all'altezza della situazione.

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