Monfils a 40 anni strega New York con il suo dritto volante

Ci sono momenti nel tennis che trascendono il semplice risultato sportivo e si trasformano in pagine indelebili della memoria agonistica. Mercoledì sera sull'Arthur Ashe Louis Armstrong Stadium, Gaël Monfils ha scritto uno di questi capitoli memorabili, trasformando una partita che poteva essere banale in una lezione di eleganza e potenza tennistica. Il veterano francese, già più volte sfiorato dall'idea di appendere la racchetta al chiodo, ha ripreso a giocare come se gli anni non fossero passati, demolendo il paraguayano Adolfo Daniel Vallejo con un tennis offensivo e puro che ha fatto vibrare il pubblico newyorchese.
L'occasione era significativa, carica di simbologia: il quarantesimo compleanno di Monfils coincideva con questa sfida agli US Open, uno dei tornei maggiori dove il talento francese ha lasciato tracce indelebili nel corso della sua lunghissima carriera. Non tutti gli atleti di questa età riescono a esprimersi con tale continuità al massimo livello, eppure Monfils ha dimostrato ancora una volta di appartenere a una categoria rara di giocatori, quelli che il tennis non smettono di amare nemmeno quando il passare del tempo suggerisce il ritiro. Dopo un primo set dove Vallejo ha provato a tenere il passo, il tennista transalpino ha accelerato progressivamente, trascinando l'avversario in un vortice di colpi vincenti e giocate da campione.
La metamorfosi nel secondo set: quando il tennista si trasforma in artista
Il crollo di Vallejo è stato progressivo ma inesorabile. Se nel primo set il paraguayano aveva almeno provato a opporre resistenza, nei tre parziali successivi ha subito un bombardamento continuo di violenza controllata. Monfils ha concesso appena tre game nei set dalla seconda al quarto, una percentuale che parla da sola della superiorità espressa. Ma non era la semplice vittoria a fare notizia: era il modo in cui Monfils l'ha conquistata, con una serie di colpi dal dritto che rasentavano la perfezione. Il suo game offensivo ha raggiunto dei picchi raramente visti in questa stagione, grazie soprattutto a quella ala destra che rimane uno dei colpi più affascinanti del tennis contemporaneo.
Il momento che ha consacrato questa prestazione da antologia è arrivato quando Monfils ha sorpreso letteralmente Vallejo con un dritto in salto, eseguito con quella eleganza e quella precisione che solo i giocatori dalla tecnica sopraffina riescono a esprimere. L'elevazione è stata straordinaria, quasi innaturale, e il colpo ha trovato il campo con una perfezione millimetrica, lasciando il paraguayano completamente immobile, incapace anche di tentare il recupero. La palla ha schiaffato il terreno rosso come un'esclamazione di forza e di estro, e lo stadio si è sollevato dai propri posti in un'ovazione che ha riempito il cielo di New York.
Un significato che va oltre il semplice risultato
Quello che Monfils ha regalato agli spettatori del Louis Armstrong era qualcosa di più profondo di una semplice affermazione tattica. Era un messaggio, un grido di vitalità che risuonava come una dichiarazione di amore incondizionato verso il tennis. In un'epoca dove molti contemporanei del francese hanno già scelto di ritirarsi, costruendo lentamente la loro nuova identità al di fuori dei campi, lui continua a salire su quelle superfici con la stessa fame di sempre. E non solo partecipa: quando accende la marcia, quando decide di giocare il suo tennis autentico, rimane un'entità devastante, capace di demolire avversari talentati come Vallejo senza concessioni.
La prestazione di Monfils si inserisce nel contesto più ampio della sua carriera straordinaria, costellata da momenti di genio assoluto alternati a periodi di frustrazione fisica. Ma è proprio questa dicotomia che lo ha reso affascinante per generazioni di tifosi: il francese ha sempre incarnato il tennis puro, quello dove l'esecuzione tecnica e la creatività prevalgono su ogni altra considerazione. Il suo repertorio di colpi è immenso, dalla versatilità della risposta ai passanti improvvisi, dalle volée costruite ai servizi piazzati strategicamente. Eppure il dritto rimane il suo marchio registrato, quella arma che definisce il suo stato di forma e la sua fiducia nella propria capacità di competere.
La serata di mercoledì agli US Open rappresenta un ulteriore capitolo in una storia che non smette di stupire. Mentre molti si interrogavano su quanto ancora potesse durare la rincorsa di Monfils ai vertici del tennis mondiale, lui risponde sul campo, dove sono gli unici verdetti che contano. La vittoria su Vallejo, pur non essendo contro un top player, dimostra che il fuoco agonistico continua a bruciare, che la voglia di competere non si è affievolita. E quando il fuoco è acceso, quando quel dritto in salto decolla verso il cielo di New York, allora anche i quarant'anni diventano semplicemente un numero, del tutto irrilevante di fronte all'arte del gioco.
Per gli appassionati di tennis, serate come questa sono quelle che si aspettano di vivere negli stadi: non solo partite, ma momenti di pura poesia sportiva. Monfils, nel suo ruolo di veterano che ancora sa stregare il pubblico con il proprio talento, ha consegnato esattamente quello. Il dritto al salto che ha paralizzato Vallejo rimarrà fra i fotogrammi indimenticabili di questo torneo, un'istantanea di un campione che non ha intenzione di arrendersi al tempo.