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Ci lascia Elena Pero: la voce storica del tennis italiano se ne va

2026-09-24 · Tennis Trade
Addio a una leggenda della telecronaca: scompare Elena Pero, la voce che ha narrato il tennis per tre decenni

Una notizia che gela il cuore degli amanti del tennis italiano: Elena Pero, la straordinaria voce che ha accompagnato generazioni di telespettatori attraverso i momenti più emozionanti del grande tennis mondiale, non è più tra noi. La storica commentatrice televisiva si è spenta all'età di 60 anni, dopo una malattia che l'ha consumata nei mesi recenti. Con la sua scomparsa, il mondo dello sport televisivo perde una figura di rara eleganza professionale, una donna che ha saputo coniugare rigore informativo, cultura sportiva e una discrezione che nel panorama mediatico contemporaneo appare quasi anacronistica.

Quella di Elena Pero non era una semplice voce in telecronaca: era il suono stesso della serietà nel giornalismo sportivo italiano, un'autorità costruita non attraverso urla o eccitazione artificiale, ma attraverso la competenza e l'autenticità. Per trentacinque anni, sin dai tempi lontani di Telepiù, Elena ha lavorato instancabilmente presso Sky Sport, trasformandosi in una costante rassicurante per milioni di appassionati che si sintonizzavano sugli schermi per seguire i tornei più prestigiosi del circuito. La sua longevità professionale in un settore tanto competitivo e precario rappresenta di per sé un testamento alla sua qualità e alla sua affidabilità.

L'eredità di Rino Tommasi e lo stile inconfondibile

Elena Pero apparteneva a quella stirpe di giornalisti formata alla scuola di Rino Tommasi, il patriarca del giornalismo tennistico italiano, maestro che aveva insegnato a generazioni successive come si parla di tennis con rispetto verso lo sport e verso chi lo pratica. Questa eredità era evidente in ogni sua telecronaca: una pacatezza quasi spartana, un'assenza totale di esibizionismo verbale, una preparazione tecnica e tattica che non si sfoggiava ma che traspariva in ogni osservazione. In un'era in cui il sensazionalismo televisivo tende a prevalere, Elena rappresentava un'eccezione rara, una professionista che credeva fermamente che il gioco stesso fosse sufficiente, che la sua funzione fosse amplificare la bellezza dello sport senza sovrapporvi il proprio ego.

Nel corso dell'ultimo decennio, Elena ha formato una coppia commentatoriale straordinaria insieme a Paolo Bertolucci, l'ex campione che ha saputo accompagnare le sue analisi tattiche. Insieme hanno scritto capitoli importanti della storia recente della telecronaca sportiva italiana, creando uno standard di qualità che ha innalzato il livello del racconto dei grandi tornei. Non era uno spettacolo, era giornalismo autentico: due professionisti che parlavano di tennis come si deve parlare di un'arte. Questa partnership, costruita sulla reciproca stima e su una profondità di conoscenza che solo chi ha dedicato una vita intera a questo sport può possedere, rappresentava un modello raro nel panorama televisivo attuale.

Fino all'ultimo, commentatrice consacrata

Ciò che colpisce, in questa vicenda tragica, è la dedizione quasi eroica che Elena Pero ha mantenuto nei confronti del suo lavoro. Anche durante la malattia che l'affliggeva, ha continuato a prestare la sua voce ai commentari televisivi, decidendo di non abbandonare il microfono finché le forze glielo permettevano. La sua ultima telecronaca è stata quella della finale di Wimbledon, il torneo più prestigioso del calendario tennistico, il tempio del tennis mondiale. È una morte che ha una sua poeticità: concludere la carriera narrando una finale all'All England Club rappresenta quasi un'apoteosi professionale, un'ultima benedizione impartita sulle corti più nobili del tennis. Non si trattava di un ultimo sforzo disperato per restare nel sistema, ma della naturale continuazione di una vita interamente dedicata a questo sport.

La sua scomparsa rappresenta una perdita non solo per Sky Sport e per il settore televisivo, ma per l'intera comunità del tennis italiano e mondiale. In un'epoca in cui la televisione sportiva è sempre più caratterizzata da eccesso, da iperbolismo narrativo, da una corsa al clamore che non lascia spazio alla serenità del racconto, Elena Pero incarnava un'alternativa: la possibilità di parlare di grandi campioni, di match cruciali, di emozioni genuine, mantenendo sempre la dignità della forma e il rispetto delle audience. La sua eredità non consiste solo nei match che ha commentato, ma nell'insegnamento silenzioso di come si può essere professionisti autentici nel mondo della comunicazione sportiva.

Il vuoto che lascia Elena Pero nei palinsesti di Sky Sport e nella memoria collettiva dei telespettatori sarà difficile da colmare. Non era una personalità costruita per il successo mediatico, non era una voce che cercava popolarità attraverso esibizionismo. Era qualcosa di più raro e prezioso: una professionista vera, una testimone competente della bellezza del tennis, una figura che rappresentava l'eccellenza del giornalismo sportivo italiano nel suo momento più nobile. La sua morte ci ricorda quanto il valore vero del lavoro giornalistico risieda nella serietà, nella preparazione e nell'amore genuino per quello che si racconta, non nella ricerca frenetica di visibilità personale.

Alla famiglia di Elena Pero giungono le sincere condoglianze di quanti hanno apprezzato la sua straordinaria carriera professionale. Il suo ricordo rimarrà legato ai grandi match che ha narrato, alle emozioni che ha saputo trasmettere con discrezione e competenza, e soprattutto all'esempio di dignità professionale che ha offerto a chi continuerà a raccontare il tennis italiano. La voce di Elena Pero silenzierà il microfono, ma il suo insegnamento continuerà a risuonare nelle telecronache di chi avrà il privilegio di seguire le sue orme.

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