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Djokovic non molla a 39 anni: «Vengo qui per vincere, non per fare turismo»

2026-09-28 · Tennis Trade
Djokovic a 39 anni riparte dalla Cina: «La vittoria rimane il mio obiettivo, mica scendo in campo per passare il tempo»

Undici anni rappresentano un'eternità nel tennis professionistico, specialmente quando a far ritorno è una leggenda ancora affamata di gloria. Novak Djokovic ha deciso di chiudere un capitolo rimasto aperto dal 2013, tornando al China Open di Pechino con un proposito che va ben oltre la semplice partecipazione: tornare a vincere. L'occasione segna un momento simbolico nella carriera del fuoriclasse serbo, che a 39 anni continua a sfidare le convenzioni sull'invecchiamento nello sport più straziante che esista.

Un ritorno carico di significato nella capitale cinese

La scelta di tornare a Pechino non è frutto del caso o di una semplice esigenza di calendario. Dietro questa decisione c'è una storia ricca di successi e di un'affinità particolare che Djokovic ha sempre manifestato verso il pubblico cinese e verso quella città in particolare. I numeri parlano eloquentemente: ventinove incontri disputati nella capitale, ventinove vittorie ottenute, sei titoli vinti in altrettante partecipazioni. Un bilancio che trasforma Pechino in uno dei suoi santuari personali, un luogo dove il tennista serbo ha elevato il suo gioco a livelli di perfezione difficili da replicare altrove.

In conferenza stampa, alla vigilia dell'avvio delle competizioni, Djokovic non ha risparmiato parole per descrivere il legame speciale che lo unisce alla città cinese. «È passato un po' di tempo dall'ultima volta: 11 anni», ha esordito il campione, scandendo le sillabe con la consapevolezza di chi sa di fare un passo importante. «Ho un ottimo record qui. Mi è sempre piaciuto giocare a Pechino, in Cina in generale, e in particolare qui», ha continuato, tracciando idealmente una linea tra il presente e quel passato glorioso che lo ha contraddistinto.

La testimonianza di un campione ancora affamato di sfide

Ciò che colpisce maggiormente nelle dichiarazioni del 39enne non è tanto la nostalgia quanto la determinazione che trasuda da ogni frase. Quando afferma che la vittoria rimane il suo obiettivo primario, che non scende in campo semplicemente per divertirsi, Djokovic ribadisce un concetto fondamentale: l'età anagrafica non ha intaccato la sua fame agonistica. «Non vedo l'ora di tornare a giocare», ha proseguito, e in queste semplici parole risuona l'eco di una passione che continua a bruciare intensamente dentro di lui.

L'ambiente di Pechino rappresenta per il serbo un catalizzatore emozionale senza pari. Il supporto dei tifosi cinesi è stato descritto da Djokovic come straordinario, quasi tangibile durante gli allenamenti e le partite ufficiali. «Ho sempre ricevuto grande supporto e l'atmosfera è incredibile», ha commentato, sottolineando come quell'affetto collettivo del pubblico locale abbia sempre rappresentato un elemento determinante nella sua capacità di esprimere il miglior tennis. «Durante gli allenamenti e le partite, c'è tanto affetto, tanto sostegno da parte dei tifosi di tennis cinesi». Questa osservazione non è marginale: il pubblico, nel tennis, gioca un ruolo psicologico cruciale, specialmente per un atleta che ha sempre saputo elevarsi nei momenti decisivi grazie anche all'energia proveniente dagli spalti.

La decisione di arrivare con qualche giorno di anticipo a Pechino svela ulteriormente la metodicità con cui Djokovic affronta questo rientro importante. Non è la fretta di chi vuole accumulare partite il prima possibile, ma piuttosto la saggezza di chi conosce i propri limiti fisici e sa che la preparazione meticolosa rappresenta la fondamenta su cui costruire prestazioni di alto livello. «Sono arrivato con qualche giorno di anticipo per cercare di fare qualche sessione di allenamento e passare qualche ora in campo prima di iniziare», ha spiegato, rivelando una strategia che combina esperienza e prudenza. L'obiettivo dichiarato è quello di recuperare gradualmente la condizione atletica, riscontrando già nei primi giorni quelle sensazioni positive che hanno sempre caratterizzato le sue avventure pechingesi.

In un momento storico dove la successione generazionale nel tennis maschile sembra ormai consolidata, con giovani campioni che raccolgono i principali trofei, il ritorno di Djokovic a Pechino assume i contorni di una sfida non soltanto sportiva ma anche narrativa. Il serbo sa perfettamente di non essere più il favorito assoluto di ogni torneo, ma questa consapevolezza non ha smorzato la sua ambizione. Al contrario, sembra averla rinvigorita, trasformandola in una motivazione ancora più pura: tornare là dove ha dominato incontrastato, dove il pubblico lo ama, e dimostrare che il campione che ha fatto tremolare i suoi avversari rimane ancora in grado di competere ai massimi livelli.

«Prima o poi sarei tornato a Pechino. Sono contento che sia successo quest'anno», ha concluso Djokovic, trasformando il suo ritorno in una dichiarazione di intenti per il presente e il futuro prossimo. Le sue speranze di «riprovare le belle sensazioni di un tempo e di disputare un fantastico torneo» risuonano come una promessa non solo ai tifosi cinesi, ma anche a se stesso: di provare ancora una volta che Novak Djokovic, anche passati i 39 anni, rimane una forza con cui fare i conti nel tennis mondiale.

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