Zheng travolge Swiatek: la strada verso lo US Open è libera

Quando tutto sembrava perduto, quando il primo set stava per trasformarsi in un'umiliazione sportiva, Qinwen Zheng ha trovato dentro di sé la forza per compiere un'impresa che resterà memorabile negli annali del grande tennis femminile. La qualificata cinese, partita dal numero 121 della classifica mondiale, ha sconfitto Iga Swiatek con un punteggio di 7-5, 6-3, eliminando la campionessa in carica e aprendo un varco inaspettato verso le semifinali dello US Open. Un'impresa che racconta di resilienza, di carattere, di quella qualità indefinibile che separa i campioni dai semplici giocatori di tennis.
Un inizio da incubo, una rimonta leggendaria
Gli inizi raramente ingannano nel tennis, ma Zheng è riuscita a trasformare un debutto disastroso in una lezione magistrale di tattica e mentalità. Arrivata al cospetto di una Swiatek in eccellente forma, reduce da una serie di risultati convincenti, la cinese si è ritrovata sull'orlo dell'abisso già nel primo parziale. Erano bastati pochi game e la giocatrice di Pechino si trovava a soli quattro punti dal subire il cosiddetto bagel, quella sconfitta clamorosa per 6-0 che nel tennis rappresenta un'umiliazione completa. In quel momento, i bookmaker avrebbero certamente dato Swiatek come favorita percentualmente massiccia per proseguire il suo percorso nel torneo.
Eppure Zheng non ha crollato psicologicamente. Piuttosto che arrendersi all'evidenza del divario tecnico che sembrava separare le due contendenti, ha iniziato a trovare soluzioni, a modificare l'assetto tattico, a innalzare gradualmente la qualità del suo tennis. È stato un processo lento, quasi impercettibile nei suoi primi segni, ma costante e inesorabile. Game dopo game, la qualificata ha ricucito lo strappo iniziale, trasformando quella che pareva una partita già scritta in un vero e proprio confronto all'ultimo sangue. Quando ha conquistato il primo set per 7-5, il pubblico present sugli spalti ha compreso di trovarsi di fronte a un momento speciale, a una di quelle trasformazioni che il tennis regala raramente.
Swiatek perde il controllo, Zheng prende il comando
Con il secondo set, il trend si è invertito completamente. Non era più Swiatek a dettare i tempi, a muovere Zheng da una parte all'altra del campo con quella precisione che le ha permesso di vincere il titolo a New York due anni fa. Invece, era la qualificata cinese a prendere il controllo dello scambio, a variare il gioco con maggiore creatività, a gestire il match con una lucidità che sorprendeva dato il valore numerico della classifica che la precedeva. Il 6-3 conclusivo è stato quasi una formalità, l'epilogo naturale di un secondo set dominato da Zheng, che ha confermato di aver trovato definitivamente il bandolo della matassa tattica e il filo conduttore della partita.
Questo risultato merita di essere contestualizzato dentro la più ampia narrativa dei tornei del Grande Slam del tennis femminile contemporaneo. Le qualificate che arrivano alle fasi avanzate rimangono eccezioni, non regole. Quando accade, rappresenta una testimonianza della qualità agonistica e della resistenza mentale di una giocatrice, nonché della natura per certi versi democratica del tennis, dove il sorteggio e la forma del momento possono prevalere sul ranking numerico. Zheng, nel suo percorso verso i quarti di finale, ha dimostrato di possedere entrambe queste qualità in misura straordinaria.
Parallelamente, sul rettangolo di gioco, si è consumato un altro episodio degno di nota: Mirra Andreeva ha eliminato Potapova, un'altra russa, con Potapova che era costretta ad affrontare il match già compromessa da una condizione fisica precaria. Questo scontro tra connazionali ha rappresentato una delle vicende minori della giornata, ma comunque indicativa di come il torneo newyorchese stesse selezionando i suoi protagonisti con naturalezza.
La vittoria di Zheng suona come un campanello d'allarme per le altre favorite del torneo. Se una giocatrice partita dalla qualificazione, priva quindi della protezione dei seeding alti, riesce a demolire sistematicamente colei che ha precedentemente vinto l'evento, significa che il livello competitivo si è elevato notevolmente. Significa anche che nessuno può considerarsi al sicuro, nessun risultato passato può garantire il prosieguo. È la bellezza del tennis ai massimi livelli: la tabella di marcia può essere completamente riscritta nel corso di due ore di gioco.
Guardando avanti, la rimonta di Zheng rappresenta uno di quei momenti che gli appassionati di tennis ricorderanno quando, negli anni a venire, ripenseranno a questo US Open. Non sono molti gli atleti che riescono a invertire una situazione così disperata, a trovare le risorse per tornare in partita quando tutto suggeriva di arrendersi. E soprattutto non sono molti quelli che lo fanno contro una campionessa, contro una giocatrice di rilievo mondiale che arrivava con risultati positivi alle spalle. Questa qualificata cinese, dal numero 121 del ranking, ha scritto una pagina importante della sua carriera e ha ricordato a tutti perché il tennis rimane uno degli sport più affascinanti e imprevedibili che esistano.