Sorprese a Cincinnati: Sonego eliminato, Faria stravolge i pronostici

La notte americana ha regalato ai tifosi di tennis europei una serie di risultati che riaccendono la discussione sulla competitività dei Masters 1000, soprattutto quando le condizioni del campo e il momento della stagione si combinano in modo impietoso. Mentre l'attenzione mediatica rimane polarizzata sui big three del circuito, a Cincinnati accadono cose interessanti che meritano di essere approfondite, perché raccontano di un tennis sempre più imprevedibile e di giocatori che sanno approfittare del momento opportuno per colpire dove meno te lo aspetti.
Lorenzo Sonego conclude qui la sua avventura nel prestigioso torneo dell'Ohio dopo una prestazione che, tutto sommato, non era stata disonorevole all'esordio. Il piemontese aveva iniziato bene battendo Shang, ma nel secondo turno si è trovato di fronte a un Frances Tiafoe in versione particolarmente efficace. Lo score di 6-3, 6-4 non racconta tutta la storia della partita: il dato che più colpisce è come la gara sia stata decisa da un momento ben preciso, ossia il doppio break consecutivo che l'americano ha piazzato tra la conclusione del primo set e l'inizio del secondo. Quei due break di vantaggio hanno praticamente blindato l'incontro, perché Sonego non ha mai avuto la possibilità di giocare da pari a pari in alcun momento della seconda frazione.
Tiafoe continua la sua parabola positiva su questi campi
Ciò che colpisce dell'esibizione di Tiafoe è la solidità del suo gioco dal servizio: l'87% di punti vinti alla prima è un dato impressionante che testimonia come il tennista americano abbia trovato il suo ritmo e la sua fiducia nei colpi. Non è un caso che Cincinnati rappresenti una piazza particolarmente favorevole per lui: lo scorso anno si era spinto addirittura in finale prima di arrendersi a Jannik Sinner. I campi veloci del Western and Southern Open sembrano farsi interpreti perfetti del suo tennis aggressivo e privo di timori. Tiafoe ha dimostrato di saper capitalizzare le opportunità quando le crea e di non lasciarsi distrarre da eventuali reazioni dell'avversario. Per Sonego rimane comunque una lezione: agli occhi dei numeri due e tre del torneo serve una continuità di prestazioni che il tennista piemontese, almeno in questa occasione, non è riuscito a mantenere.
Ma il risultato che ha veramente sorpreso gli addetti ai lavori arriva da un'altra corte, dove il qualificato portoghese Jaime Faria ha compiuto un'impresa di quelle che lasciano il segno sui tabelloni: l'eliminazione di Ben Shelton, il fresco campione di Montreal. Il 6-4, 6-4 con cui Faria ha liquidato il rivale non rende giustizia all'intensità e alla drammaticità della contesa: in quella partita sono state giocate ben 22 palle break, un numero astronomico che indica quanto il servizio sia stato vulnerabile per entrambi i giocatori, anche se Shelton ha sofferto più di tutti.
La battaglia tra i break point: come Shelton ha sciupato l'occasione
Shelton aveva anche avuto il break di vantaggio nel secondo set, trovandosi a condurre 4-1, una situazione che al solito dovrebbe valere praticamente come partita in cassaforte. Invece, da quel punto in poi, Faria ha trovato il bandolo della matassa con straordinaria determinazione, inanellando cinque giochi consecutivi per strappare il set dalle mani dell'americano. Il valore di questa rimonta risiede soprattutto nella capacità mentale mostrata dal portoghese nel leggere il momento di fragilità dell'avversario. Shelton, pur essendo reduce dal trionfo canadese di una settimana prima, non è riuscito a padroneggiare il servizio nei momenti cruciali, e un qualificato che arriva con meno pressioni addosso ha saputo approfittarne con intelligenza tattica.
Per Shelton si tratta di un rientro complicato dopo il successo di Montreal, perché quando si vince un titolo importante il rischio è sempre quello di accusare un calo di concentrazione e di trovarsi di fronte a un avversario affamato di risultati. Cincinnati rimane comunque un torneo dove i giovani talenti americani possono risalire la china in fretta, e Shelton avrà altre occasioni per dimostrare che il titolo canadese non era una parentesi. Tuttavia, l'eliminazione al secondo turno da un qualificato costa punti nel ranking e, soprattutto, alimenta dubbi sulla capacità di mantenere livelli alti di rendimento nei tornei importanti quando la pressione aumenta.
Dal punto di vista del torneo generale, questi risultati confermano una tendenza che si va consolidando nel tennis contemporaneo: i Masters 1000 sono sempre più incerti e aperti a sorprese. La depth of field è aumentata considerevolmente negli ultimi anni, e giocatori come Tiafoe e Faria hanno sviluppato le competenze necessarie per competere ai massimi livelli per almeno tre o quattro turni consecutivi. Questo rende il tennis più affascinante per gli spettatori, ma certamente più frustrante per i favoriti, che non possono più permettersi cali di attenzione o giornate storte.
Cincinnati rimane comunque una piazza dove la velocità della superficie e il rimbalzo prevedibile del cemento premiano i servitori aggressivi e i giocatori capaci di imporre il ritmo dal fondo. In questo senso, sia Tiafoe che Faria hanno dimostrato di avere gli attrezzi giusti per prosperare su questi campi. Sonego, dal canto suo, esce da questo torneo con qualche rimpianto, consapevole che una partita più solida al servizio e una migliore gestione dei momenti topici avrebbe potuto significare accesso al terzo turno. Il tennis, però, è implacabile nei dettagli, e Cincinnati ha dimostrato una volta di più che i margini di errore sono sempre più piccoli.