Berrettini risale la china a Shanghai: dalla débâcle nipponica alla riscossa

Matteo Berrettini torna a sorridere. Dopo la delusione di Tokyo, dove Vallejo lo aveva fermato con una prestazione sottotono, il romano ha trovato la medicina giusta nel Masters 1000 di Shanghai: una vittoria in rimonta che profuma di riscatto e soprattutto di ritrovata consapevolezza nei propri mezzi. Il suo avversario al primo turno, Alexander Kovacevic, non ha avuto chance di contrastare l'accelerazione dell'azzurro, nonostante il primo set concluso ai vantaggi. Il punteggio finale di 6-7, 6-1, 6-4 racconta la storia di un match deciso principalmente nei dettagli tecnici e psicologici: quella capacità del campione di ricalibrare il proprio tennis quando le cose non vanno per il verso giusto.
Il primo set rappresenta il momento di incertezza. Berrettini ha controllato gran parte dell'incontro iniziale, mantenendo un vantaggio nella qualità del gioco e creando quattro palle break contro il servizio di Kovacevic. Era il momento giusto per chiudere il discorso e volare verso il secondo turno senza ulteriori complicazioni. L'americano, però, ha riservato una sorpresa: nel tie-break decisivo, ha costruito un vantaggio fulminante portandosi 4-0 e infine ha portato a casa il set per 7-3. Un episodio che, per molti tennisti emergenti, avrebbe potuto rappresentare l'inizio di una giornata complicata.
La metamorfosi di Berrettini: quando il servizio diventa un'arma letale
Quel che accade nei due set successivi cancella ogni dubbio sulla reale forma fisica e mentale del romano. Berrettini entra in campo trasformato, come se il passaggio a vuoto del tie-break fosse servito da catalizzatore piuttosto che da depressore emotivo. Nel secondo e terzo set emerge la versione più temibile del suo gioco: quella che ha caratterizzato le migliori stagioni della sua carriera e che i commentatori di tennis conoscono bene come "The Hammer". Gli ace volano via dal suo servizio con impressionante regolarità, ben tredici in totale nei due parziali finali, mentre concede soltanto sei punti con il proprio turno di battuta.
È una statistica che parla da sola e che esprime il livello raggiunto dal tennista quando riesce a mantenere quella concentrazione serena che caratterizza i grandi campioni. Kovacevic, dal canto suo, non trova mai il timing giusto per entrare in risposta, lasciando che gli ace del romano scandiscano il ritmo del match senza possibilità di contrattacco. La rotazione, la velocità e la precisione del servizio berrettiniano diventano progressivamente una barriera invalicabile. Due ore e un quarto di gioco trasformano il match in una lezione di potenza e controllo tattico.
Oltre il punteggio: il valore psicologico della rimonta
Ciò che rende particolarmente significativa questa vittoria va oltre i numeri scritti nel tabellone. In una fase della carriera dove la ricerca della continuità e della fiducia rappresenta la priorità assoluta, Berrettini dimostra una qualità che spesso caratterizza i campioni esperti: la capacità di non crollare psicologicamente di fronte a un passaggio critico. La perdita del primo set, specialmente quando si era in posizione di controllo, avrebbe potuto innescare quella spirale di nervosismo e errori non forzati che ha caratterizzato diverse sue partite nella stagione recente. Invece, il romano sceglie una strada diversa, mantenendo lucidità e trasformando la frustrazione in energia costruttiva.
Lo stesso Kovacevic, tennis player americano in crescita, non ha commesso chissà quali miracoli: ha semplicemente approfittato di un calo di concentrazione altrui. Quando Berrettini ha deciso di alzare il livello e di affidarsi alle proprie qualità offensive, la partita è diventata una pratica amministrativa. Questo tipo di performance è esattamente quello che serve al romano in questa fase: partite dove riesce a trovare il proprio equilibrio e a completare il percorso senza complicazioni eccessivamente penalizzanti.
Il prossimo avversario sarà Brandon Nakashima, testa di serie numero sedici del torneo cinese. Lo statunitense rappresenta un esame di livello leggermente diverso rispetto a Kovacevic: più esperto nel circuito Masters 1000, più consapevole dei meccanismi del tennis ad alti livelli. Nakashima ha dalla sua una buona solidità dal fondo del campo e servizi efficaci, caratteristiche che richiedono a Berrettini di mantenere quella concentrazione dimostrata nei set secondo e terzo. Se il romano riuscirà a giocare con la stessa intensità offensiva e lo stesso controllo nervoso mostrato contro l'americano nella seconda parte di questa sfida, le prospettive per proseguire il torneo diventano decisamente incoraggianti.
Shanghai rappresenta un importante banco di prova per i prossimi mesi di stagione tennistica. Per Berrettini, il torneo cinese può trasformarsi da punto interrogativo a punto esclamativo, l'occasione per riacquistare quella fiducia che ogni atleta ricerca disperatamente quando attraversa momenti di incertezza. La vittoria contro Kovacevic è il primo tassello di un mosaico che il romano sta cercando di ricomporre con pazienza e determinazione. Con il martello funzionante a dovere, come dimostrato nel secondo e terzo set, le possibilità che continui il suo cammino in Cina rimangono concrete.